«STRANGE LITTLE BIRDS - Garbage» la recensione di Rockol

Garbage - STRANGE LITTLE BIRDS - la recensione

Recensione del 15 giu 2016 a cura di Vittoria Polacci

La recensione

Che i Garbage siano un gruppo fuori dagli schemi è un fatto assodato. Non si tratta solo del comune denominatore di malinconia che aleggia nei loro dischi da più di venti anni a questa parte, né della personalità stravagante di Shirley Manson. Si tratta piuttosto del fatto che in tempi come i nostri, in cui tutto cambia in fretta e gli stessi artisti si trovano di fronte alla scelta scomoda di dover spesso reinventarsi, i Garbage compiono la stravaganza di restare loro stessi, album dopo album, fino all’ultima fatica “Strange little birds”.
La cifra stilistica è riconoscibile dal primo all’ultimo pezzo del disco, ma con quel pizzico di freschezza che rende il prodotto davvero coerente con il panorama musicale attuale. Il tutto sfumato con tinte che sono più scure del solito.

“Strange little birds” è un disco che celebra la fragilità umana. A ben guardare, tutte le tracce insistono molto sui temi del buio, di perdita e di solitudine, a partire da titoli esplicativi come “Empty”, “Blackout” o “Night drive loneliness”. Dunque, medaglia al valore per la costanza. Ma non solo, medaglia al valore per il coraggio: le tracce sono estremamente lunghe rispetto a ciò che sentiamo passare in radio e in alcuni casi l’uso di campionamenti dilata i brani fino al limite, sfiorando una certa ridondanza.

Verrà da chiedersi, anche con un certo sconforto: ne vale davvero la pena? Tranquilli, nonostante la malinconia che abbiamo tirato fuori finora (in pieno stile Garbage, s’intende), si tratta comunque di una storia a lieto fine: la risposta è che sì, ne vale la pena.

“Sometimes” ci accoglie con un’introduzione fatta di attesa. È un pezzo che cresce sotto campionamenti inquietanti, e la melodia a tratti dissonante si siede su un ritmo trip hop che già convince: un’atmosfera che trova la sua ideale prosecuzione in “Blackout” e in “If I lost you”. Irrompe il singolo “Empty”, con il suono pieno, le chitarre metalliche e un chorus che ti trovi a canticchiare anche quando la canzone è finita da un pezzo. Colpisce il clima di “Even though our love is doomed”, in cui la sensazione di vuoto è legata al testo straziante, con la voce che quasi si spezza sull’inciso "why we kill the things we love the most?". Il sound robotico di “Magnetized” suggerisce una certa varietà di stile, mentre il successivo “We never tell” sembra strizzare l’occhio ai Garbage di vent’anni fa. Quasi in chiusura di album troviamo “So we can stay alive” in cui l’incedere decadente e ipnotico è interrotto da chitarre feroci, e “Teaching little fingers to play” in cui la malinconia si fonde a un groove incalzante. “Amends” chiude il tutto con gli spettrali effetti della voce.

Insomma, “Strange little birds” è un album ricco e coeso, da ascoltare davvero nella sua interezza, a dimostrazione del fatto che per quanto le mode possano passare, i Garbage restano.
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