«WRONG CROWD - Tom Odell» la recensione di Rockol

Tom Odell - WRONG CROWD - la recensione

Recensione del 09 giu 2016 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

Ciuffo biondo, faccia pulita - e se andate ad un suo concerto, vedrete un pubblico molto giovane. Il primo album dritto in testa alle classifiche inglesi; questo secondo “Wrong love”, che arriva a tre anni di distanza da “Long way down”, è destinato allo stesso risultato. Ma non sbagliatevi, Tom Odell non è un cantante “teen”.

Wrong crowd”, prodotto da Jim Abbiss (Adele, Arctic Monkeys, Kasabian) e in uscita domani, 10 giugno, lo dimostra: il suo è un cantautorato tra i più contemporanei in circolazione, in cui spesso allo stile soulful (con, a tratti, reminiscenze di di Paolo Nutini) si accosta un suono che pesca dall’elettronica, ma mantiene un gusto analogico, grazie alle scelte del produttore.

Un approccio che si coglie sin dall’apertura, nella title track, sia in “Magnetized", dove il crescendo sonoro di basso e batteria molto pop offre a Odell l’occasione di controbilanciarne l’effetto con echi gospel. Il ricorso al crescendo è anche altrove: in "Sparrow" si parte con un ritmo tribale dettato dai tamburi e si finisce con Odell “costretto” ad elevare la sua voce.
“Constellations”, invece, è il brano che potremmo definire ‘classico Odell’: piano pop-rock e voce, songwriting di qualità: e la mente corre inevitabilmente ad un Billy Joel d’annata, quello di “New York State of mind”, per intenderci. Ma Odell, che pure da quelle radici arriva, non si ferma alla piano ballad: “Still getting used to being on my own" va oltre, con una sezione ritmica sincopata che lascia spazio a uno stile più blues e boogie; l’effetto finale è una clamorosa eco dei migliori Supertramp.
I riferimenti americani continuano in “Jealousy”, uno dei pezzi migliori: la voce è straordinaria come in altri brani, ma la differenza è nel tessuto sonoro: la base non è il piano, per una volta, ma una chitarra acustica ritmica.
La versatilità di Odell, che tende ancora a stratificare influenze e suggestioni ma sembra in controllo dell’organicità dell’album, si coglie al meglio in “Daddy", l’unico vero ‘rocker’ del disco: quasi un capitolo a parte, suono pesante per un brano che parla di abusi. Con “Here I am”, prevista come secondo singolo, Odell ribadisce il gusto per il pop & soul: partito con voce e piano, il brano decolla fino ad arrivare dalle parti di Hall & Oates, e si ripete la formula di cui sopra, ovvero impasto sonoro forte, voce sempre più in alto. La chiusura è di qualità: “Somehow” è un’altra escursione con chitarra, in cui piano e archi restano in sottofondo e una voce molto più matura dei suoi 23 anni unisce falsetto e potenza. Da veterano.

Se scegliamo “Another love” come brano di riferimento del precedente disco con cui misurare i progressi, i cambiamenti e l’evoluzione di Tom Odell, allora possiamo concludere che la scelta di sottofondo di “Wrong crowd” è quella di “sporcare” gradualmente il suo pop, per renderlo ancora più adulto. L’album è pervaso dalla presenza palpabile dell’e’n’b, non come stile, non negli arrangiamenti, ma nel mood, nell’atmosfera: cori e clapping sono ingredienti di base con cui l’artista lima la sua britishness, esalta il piano playing e lascia trasparire un’empatia che è tutta live. Là lo aspettiamo.
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