«EARTH - Neil Young» la recensione di Rockol

Neil Young - EARTH - la recensione

Recensione del 24 mag 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il nuovo disco di Neil Young è un’esperienza psichedelica, letteralmente. E’ un disco dal vivo, ma non è dal vivo. E’ un concept album, ma non le canzoni non sono una storia in sequenza. Insomma, è una delle classiche operazioni fuori dagli schemi di Neil Young.

“Earth” racchiude le canzoni a sfondo ecologico di Neil Young, tema costante nella sua produzione. I due estremi sono, da un lato, “After the gold rush” (1970: ricordate la frase “Look at Mother Nature on the run/In the nineteen seventies”) e dall’altro: “The Monsanto years”, l’ultimo album di studio, un attacco frontale alla corporation delle sementi e delle biotecnologie. In mezzo un repertorio abbastanza inconsueto: il recupero di “Vampire blues”, dall’amatissimo e trascuratissimo “On the beach”, canzoni da dischi minori come l’odiassimo “Landing on water” del 1986 (da cui arriva “Hippie dream”), “Sleep with angels” (Il disco del 1994 dedicato a Kurt Cobain, da cui arriva “Western hero”), “Ragged glory” (due brani, tra cui la monumentale “Love and only love”, 28 e passa minuti di rabbia elettrica). C’è un brano nuovo, “Seed justice”, un rock dritto e vecchio stile.

Il primo dato è questo: i Promise Of The Real, la band con cui Young suona da un paio d’anni (e con cui debutterà nel nostro paese a luglio) suonano bene, dal vivo. Non fanno rimpiangere i Crazy Horse, soprattutto nei momenti elettrici - che non sono la totalità: c’è anche il folk in stile “Harvest” di “Wolf moon”, o di “Western hero” per esempio, o l’organo a pompa dell’iniziale “Mother earth”.
Ma non è per questo che è un esperienza psichedelica. Il motivo è un altro: Young ha deciso di infrangere una delle regole non scritte del rock: i dischi dal vivo non devono avere sovraincisioni. “Earth” invece è pieno zeppo di overdub: rumori ambientali e di animali che fanno da raccordo tra i brani, trasformando il tutto in una lunga suite. Ogni tanto compaiono anche nelle canzoni - ma per fortuna senza “disturbare” troppo. E alle stesse canzoni sono state fatte modifiche: voci e cori, percussioni, e così via.

“Un’atmosfera strana ma bella”, ammette sinceramente il comunicato stampa. E sì, è davvero così. Se poi ci mettete che Young ha imposto ai giornalisti un modo per ascoltare l’album… Uscirà solo il 17 giugno, ma ad ogni sede della Warner è stato inviato era un Pono - il famigerato lettore ad alta fedeltà - con un paio di cuffie da 1000 dollari (le Audeze El-8, per i Nerd) - e così l’abbiamo ascoltato anche noi. Non serve questa apparecchiatura: per l'esperienza psichedelica, bastano un paio di buone cuffie.

Il risultato? Funziona, al netto di tutte queste stranezze: Neil Young è in forma, le canzoni suonano bene. Dato il “concept” non gli si può neanche imputare le bizzarra scelta della scaletta. Non sarà il disco migliore di Young, ma è comunque una fotografia di un uomo che a 70 anni suonati ha ancora rabbia, idee e forza musicale da vendere.
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