«EVERYTHING YOU'VE COME TO EXPECT - Last Shadow Puppets» la recensione di Rockol

Last Shadow Puppets - EVERYTHING YOU'VE COME TO EXPECT - la recensione

Recensione del 15 apr 2016 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Avere 30 anni e sentirseli tutti: i Last Shadow Puppets sono nel pieno delle loro forze, se la stanno spassando e non vedevano l’ora di farcelo sapere.
Sono passati otto anni dagli (pseudo) esordi di questi due inglesi, promesse dell’indie, all’epoca poco più che maggiorenni, amavano fare del sano caos elettrizzato ed elettrizzante con intere platee estasiate ai loro piedi. Leader degli Arctic Monkeys l’uno, leader di se stesso l’altro - ma sempre fedele alle Gran Mogol del brit pop Noel Gallagher e alle sue schiere - Alex Turner e Miles Kane sono tornati con il nuovo disco “Everything you’ve come to expect” che è esattamente… tutto quello che ci si aspettava da loro.

Tutto quello che ci si aspetta da dei trentenni che si aggirano nello star dome da almeno dieci anni, che hanno conosciuto e affiancato gli alti patroni e che hanno dimostrato di essere talentuosi: non ci si aspetta che mettano la testa a posto, non ancora almeno; dopo i primi anni di incredulità, di divertimento sfrenato dato una vita fuori dal comune, arriva il momento della svolta sofisticata. Lo spasso prosegue, ma la quantità lascia spazio alla qualità. La sperimentazione chiassona a quella di classe.

I “nuovi” Last Shadow Puppets per esempio sono quelli che non si sono lasciati scappare una finezza come il concept video che collega i due singoli “Aviation” e “Everything you’ve come to expect”. Musicalmente parlando invece l’introduzione di un’orchestra di 29 elementi guidati da Owen Pellett è un’ evidente volontà di ricercatezza; i testi trasudano sensualità ed edonismo (“She does the woods”, per esempio, o “Bad habits”), sono supportati da un pastiche di soul e soft rock, intervallato da archi talvolta graffianti come in “Bad habits”, talvolta delicati come nella title track o persino sofisticati come in “The dream synopsis”.
Se aprire l’album con “Aviation” è una mossa prudente che assicura l’attenzione immediata dell’ascoltatore, la tracklist tende a intricarsi via via ma, per amor di raffinatezza non eccede mai. E’ il caso di “Used to be my girl” o di “She does the woods”, brani da riascoltare due o tre volte prima di afferrarne il concetto.

Turner e Kane si sono trasferiti a L.A. e stanno traendo tutti i benefici di una vita sulla costa Pacifica più chiacchierata del pianeta. Per il secondo disco insieme entrambi hanno messo da parte alcuni dei tratti forti dei personaggi che si erano costruiti in passato con le rispettive band, scegliendo di amalgamarsi in una rinnovata direzione artistica molto piacevole e ben fatta. Nonostante “Everything you’ve come to expect” non abbia momenti particolarmente alti, di quelli che ti lasciano senza fiato, al suo interno sono nascoste non poche gradevoli sorprese.
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