«THIS IS WHAT THE TRUTH FEELS LIKE - Gwen Stefani» la recensione di Rockol

Gwen Stefani - THIS IS WHAT THE TRUTH FEELS LIKE - la recensione

Recensione del 22 mar 2016 a cura di Claudio Todesco

La recensione

L'album del divorzio è il sottoprodotto imbarazzante della musica pop. Il gesto nobile d'aprire i propri sentimenti allo scrutinio altrui può trasformarsi in una patetica esibizione di miserie a cui nessuno vuole assistere. Per ogni "Here, my dear" di Marvin Gaye, disco criticato all'epoca e rivalutato col senno di poi, c'è un disastro come quello combinato da Robin Thicke nel 2014 con "Paula". Gwen Stefani è troppo astuta per caderci. E così nel suo breakup album, frutto della separazione da Gavin Rossdale dei Bush, la cantante dei No Doubt non abbandona la ricerca di una canzone pop ballabile, piaciona e colorita. Anzi, si mette nella condizione di sfruttare il tono vagamente confessionale per ottenere un'ottima narrazione per il ritorno alla carriera solista dieci anni dopo "The sweet escape". Ma non riesce a scacciare i dubbi di chi la considera un'inseguitrice e non una leader nel panorama pop contemporaneo.


I singoli pubblicati alla fine del 2014 "My baby don't lie" e "Spark the fire" hanno rappresentato una falsa (ri)partenza per Stefani, e un piccolo insuccesso commerciale. La cantante ha messo da parte il progetto dell'album che stava producendo con Benny Blanco e ha rifatto tutto da zero partecipando alla scrittura delle canzoni. "Voglio dire la verità", è stato il suo motto in sala d'incisione. Il risultato è un breakup album e assieme un disco di rinascita giacché Stefani, dopo avere subito il tradimento di Rossdale, ha allacciato un rapporto con il cantante country Blake Shelton, anch'egli giudice a "The voice". E così in "This is what the truth feels like" alterna pezzi come "Used to love you" in cui descrive lo shock post separazione ad altri come "Misery" e "Truth", dedicati all'uomo che l'ha strappata all'infelicità. Ma i testi sono elementari e convenzionali, sia quando raccontano dei segni d'infedeltà ignorati in "Red flag", sia quando evocano le gioie del sexting in "Send me a picture", sia quando puntano il dito contro il fedifrago in "Naughty". Tutta qui la verità da raccontare?

C'è stata un'epoca in cui Gwen Stefani occupava la conversazione pop. Accadeva ai tempi dello ska-pop californiano dei No Doubt e del primo album solista "Love. Angel. Music. Baby." confezionato con l'aiuto di Neptunes, Dr. Dre, André 3000 e insomma del migliore pop mainstream sulla piazza. In entrambi i casi, Stefani era riuscita a rendere accessibile al grande pubblico stili e suoni di nicchia, investendoli della sua personalità debordante, un po' cheerleader e un po' punkette da centro commerciale. È un'operazione che non riesce in "This is what the truth feels like" che difetta d'energia e vitalità. Ci sono i suoni stilizzati, l'elettronica essenziale e smil-trap di "You're my favorite". Ci sono richiami allo ska e alla dancehall. E c'è la canzone vagamente nostalgica della disco di "Make me like you", lanciata da un video ultracolorato girato in diretta durante la cerimonia dei Grammy. Ma raramente Stefani produce qualcosa di memorabile, incisivo, unico. Mentre il pop americano s'ispessisce caricandosi di significati - vedi il caso Beyoncé - e nuove star premono aggressivamente alla porta, Gwen Stefani sembra a corto di fiato mentre rincorre i trend dell'anno scorso.
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