«VERDENA - Verdena» la recensione di Rockol

Verdena - VERDENA - la recensione

Recensione del 25 ott 1999

La recensione

Detto in breve: questo era il disco che mancava. E anche i Verdena erano il gruppo che mancava. Un gruppo giovanissimo, originale, capace di fare musica con naturalezza e istinto arrivando dritto al cuore e, soprattutto, comunicando senza margini ambigui. Sorprende quasi, la compattezza della loro musica, la maturità di certe soluzioni sonore, la semplicità destabilizzante dei testi: ma non si esita neanche per un attimo a recepirne la frequenza, gli stati d’animo che prendono la forma delle loro canzoni. I Verdena sono un gruppo rock dirompente, come mette in mostra l’inizio dell’album con “Ovunque” e tanti altri episodi come “Dentro Sharon”, “Valvonauta”, capace di ballad strepitose (“Vera”) ma soprattutto di convincere su un terreno, quello del rock a metà strada tra la psichedelia e il grunge, che per un gruppo italiano che canta in italiano sembrerebbe alquanto ostico. E invece il miracolo si avvera e ascoltare i Verdena regala le stesse soddisfazioni che regala un disco ‘internazionale’, anzi, dà anche l’orgoglio di sentirsi parte di qualcosa di molto grosso. Ha a che fare con la purezza dell’arte, con il talento che nasce senza controllo e inspiegabilmente in alcune persone e in altre no (almeno quello stesso talento, che poi per il resto ognuno ha il suo): si rimane con la faccia di Salieri in “Amadeus” di Milos Forman, quando il maturo musicista guarda lo spartito scritto da quell’adolescente un po’ porcello e volgare, impegnato a correre dietro alle sottane di qualche cameriera, e capisce di trovarsi di fronte al Talento che non ha mai posseduto. E che non c’è una spiegazione al destino: si nasce primi e si nasce secondi. Con i Verdena è un po’ così: a incontrarli al Jammin’ Festival di Imola sembravano riluttanti, spauriti, incerti e un po’ strafottenti. Però vederli sul palco era già un’altra cosa. E su disco è ancora diverso: “Verdena” è un debutto con i fiocchi, e speriamo che se ne parlerà per un bel po’. Qualche critico dice che Alberto, Luca e Roberta (i Verdena) assomigliano un po’ troppo ai Nirvana, loro (sempre i Verdena) fanno il nome dei Motorpsycho. Di una cosa siamo sicuri: se Cobain li potesse ascoltare, sorriderebbe soddisfatto.
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