«THIS IS ACTING - Sia» la recensione di Rockol

Sia - THIS IS ACTING - la recensione

Recensione del 25 gen 2016 a cura di Claudio Todesco

La recensione

C’è un passaggio impagabile nell’intervista che Sia ha concesso in dicembre a Rolling Stone, quello americano. Spiega come scrive per conto terzi: compulsando lo smartphone dove archivia le idee, cercando d’abbinare cantante e canzone, annusando l’aria che tira alla ricerca di temi popolari. La songwriter australiana espone il carattere prosaico della sua professione anche nel nuovo album “This is acting”, il settimo di una discografia piena di svolte e piccoli colpi di scena, un viaggio alla ricerca di un’identità in continuo divenire. “Questo è recitare”, dice il titolo. Significa che Sia non esprime se stessa, ma si cala nei panni altrui come farebbe un’attrice interpretando pezzi che ha scritto per Rihanna, Adele, Beyoncé, Shakira e che loro hanno rifiutato. Sono scarti, letteralmente, ma una metà rivaleggia con qualunque cosa trasmettano oggigiorno i network radiofonici. Più leggero del precedente “1000 forms of fear”, ne ricalca le forme musicali. Il songwriting ha un appeal spudorato che qua e là rimanda alle power ballad anni ’80, ma sound e arrangiamenti rispondono alle regole della canzone contemporanea.

Se questo è recitare, Sia Furler è un’ottima attrice. Lei, una decina d’anni più vecchia delle pop star cui fornisce canzoni e suggestioni, canta qua e là come le sue clienti, per quello stesso fenomeno che ha portato molti a pensare “Ah, la nuova di Rihanna” la prima volta che hanno ascoltato “Chandelier”. E proprio alla good girl gone bad aveva proposto “Reaper” e “Cheap thrills” con l’idea che finissero su “Anti”. La più clamorosa delle due, “Reaper”, è stata composta e prodotta con Kanye West. È un pezzo pop dalla natura candida, dall’accompagnamento musicale semplice e dalle coloriture vocali fantasiose, in cui Furler dice in faccia alla Triste Mietitrice di tornare più in là, ché le sono rimaste molte cose da fare. “Cheap thrills” è più esile e piatta. È la canzone della ragazza che si prepara a fare sfracelli in discoteca in un qualunque venerdì sera. La voce di Sia pare ringiovanita in modo innaturale – ah, il make up digitale – mentre un coro di bimbi e un motivetto orientaleggiante appena accennato aggiungono un altro carico di kitsch di cui non si sentiva il bisogno.

Se “Footprints” fa parte di un gruppo di un paio di dozzine di canzoni scritte per l’album del 2013 di Beyoncé, “Move your body” è una tamarrata che sa di Shakira lontano un chilometro. È molto, ma molto meglio “Bird set free”: scritta per la colonna sonora di “Pitch perfect 2”, scartata, data a Rihanna, rifiutata, offerta ad Adele per “25”, di nuovo rigettata. Viene riportata a casa in un’interpretazione passionale, col modo spudorato e istrionico che ha Sia di cantare capace di riscattare anche testi semplici e metafore consunte. Il discorso vale anche per “Alive”, pensata per “25”, scritta con la cantante inglese e il cantautore Tobias Jesso Jr, quello di “Goon”. È la confessione di una sopravvissuta ai suoi demoni che celebra se stessa ed è costruita sul contrasto fra la strofa vuota e il ritornello dal retrogusto gospel. La sola “One million bullets” esula dal concept dell’album. Sia non l’ha proposta a nessuno, ha deciso di tenere per sé questa canzone dove “oh oh oh ohhh” ammiccanti contrastano con un testo su una storia d’amore da fine del mondo.

Il problema dell’album è il carattere incostante di composizioni e arrangiamenti. Per ogni pezzo di prima scelta c’è un coacervo di clichè come “Unstoppable” o “House on fire” dai suoni cheap e priva di qualsiasi sviluppo. È perciò benvenuta “Space between”, il commiato in cui Sia tira nuovamente fuori il suo talento interpretativo su una base di riverberi fantasmatici. E insomma, “This is acting” mette a nudo pregi e difetti della songwriter australiana e, nel suo piccolo, smonta il giocattolo del pop contemporaneo. Spiega ai più distratti chi c’è dietro i successi di alcune fra le maggiori star viventi, ma non aggiunge granché circa l’identità della donna che ama celarsi dietro grandi parrucche bionde, oggi bicolori. Nascondersi è utile, ha detto Sia ospite dello show di Ellen DeGeneres, “mi permette di pisciare sul ciglio della strada senza che nessuno mi segua per filmarmi”.
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