«HITNRUN PHASE TWO - Prince» la recensione di Rockol

Prince - HITNRUN PHASE TWO - la recensione

Recensione del 15 dic 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una buona notizia: il nuovo album "a sorpresa" di Prince è decisamente meglio del precedente. Una notizia prevedibile: il nuovo album di Prince non è un capolavoro.
"HitNRun phase two", reso disponibile sabato 12 dicembre, non arriva del tutto a sorpresa. Il disco uscito a settembre portava già la dicitura "Volume one" e una fumosa risposta via tweet ad un fan nei giorni scorsi dichiarava "La Warner ha già il volume due: fate una petizione per chiedergli di pubblicarlo". Fumosa, perché non è chiaro cosa c'entri la Warner: l'album poi è stato pubblicato in esclusiva su Tidal dove lo si può comprare solo in bundle con il primo volume a 15€.

Come il precedente, la fase due del disco è un ibrido di pezzi "vecchi", già pubblicati come singoli, e nuovi: "Xtraloveable" risale addirittura al 2011, "Rock and roll love affair" al 2012, "Screwdriver" al 2013, "Baltimore" e "Stare" al 2015. "2 Y. 2 D", "Groovy potential" e "Big city" sono state incise nel 2013.

"HitNRun" è, per certi versi, l'"High hopes" di Prince, ma senza il Tom Morello della situazione. Come Springsteen, Prince è un mostro dal vivo, ha una valanga di inediti e idee nel cassetto, ma fatica a produrre album di studio che siano all'altezza della sua storia. "High hopes" era un album nato in tour, sfruttando e valorizzando la collaborazione con l'ex Rage Against The Machine, e mettendo assieme materiale di varia provenienza. Prince non vuole e non ha bisogno di spalle di quel livello, ma ha recuperato un po' delle cose incise e pubblicate con discontinuità negli ultimi anni, faticando a dare loro un'identità comune.

La percezione generale è che comunque questa volta l'album sia decisamente meno pasticciato del precedente volume, che sembrava più un mixtape che altro. Invece le 12 canzoni di "Phase two" hanno un suono più dritto, un mix tra rock e funk se vogliamo meno sperimentale e più ordinario dell'elettronica usata in dosi massiccie nella fase uno. Prince non rinuncia al vezzo di autocitarsi: in "Rock and roll love affair" compare il giro di tastiere di "Take me with U", in "Stare" la chitarra di "Kiss". Ma, al di là dell'autocelebrazione e del guardare più indietro che avanti, questi due brani rappresentano le anime dell'album: una più dritta, anche leggera, almeno musicalmente: "Baltimore", che nel testo invece parla degli abusi della polizia statunitense. E una più black, quella di "Look at me, look at u" ed "Xtraloveable".

Non ci sono grandi cadute di stile o momenti apertamente pacchiani, come nel "Phase one", ed è già una notizia: l'album, a patto di non aspettarsi chissà che, scorre via piacevole. Però ora parliamo di cose serie: quand'è che Prince tornerà a suonare dal vivo in Italia?
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