CIRCLES AROUND THE SUN - INTERLUDES FOR THE DEAD

Rhino (CD)

Voto Rockol: 4.0 / 5

di Gianni Sibilla

L’amore sincero, non condizionato, per una band e per un mondo qualche volta produce ancora musica autentica, fuori dagli schemi e piacevole. Come questo “Interludes for the dead” , disco dei Circles Around The Sun, l’album più psichedelico e fricchettone degli ultimi anni.

La storia di questo album è di per sé uno di quei casi di serendipità e magia che aleggiano nel rock californiano, ed in particolare attorno al mondo dei Grateful Dead. Dietro la sigla "Circles around the sun" si nasconde Neal Casal, chitarrista già con i Cardinals di Ryan Adams, e ora spalla nella Chris Robinson Brotherhood dell’ex cantante dei Black Crowes. Casal è pure apprezzato solista di suo, gode di grande stima nel giro del rock revivalista americano, è un fan dei Dead (e si sente da sempre, nel suo stile di chitarra); in diverse occasioni ha suonato con gli ex-membri della band. Quando i “core four” (Bill Weir, Phil Lesh, Mickey Hart e Bill Kreutzman) si sono riuniti per 5 concerti la scorsa estate per i 50 anni dei Grateful Dead, Justin Kreutzman ha chiamato Casal. Il figlio di Bill cura le produzioni video della band, e aveva bisogno di una colonna sonora per gli intervalli degli show, che prevedevano proiezioni d’archivio del gruppo, e questa musica non poteva essere dei Grateful Dead, per ovvi motivi.
Casal ha messo in piedi una band di amici, senza pensarci su, e per il solo piacere di far parte di quello che in America era l'evento musicale dell'anno; in un paio di giorni il gruppo, allora senza nome, ha inciso 5 ore di musica strumentale, per puro amore dei Dead. L’idea era quella di ricreare il loro mondo sonoro, ma senza cover, e senza copiarlo in modo smaccato. Il “Look and feel”, come direbbero gli americani.
Quella “muzak” da intervallo ha riscosso così tanto successo tra chi era ai concerti (e tra chi li ha visti in webcast) che sono iniziate a circolare copie pirata, e richieste a gran voce di pubblicarla. Ecco così, sei mesi dopo, questo stupendo, doppio album: contiene una selezione di quella musica, ma ce n’è quanto basta. Lunghe jam strumentali che ogni tanto citano i Dead nella musica (si sentono accenni di “West L.A. fadeway”, di “Shakedown street” ed altri brani del repertorio, qua e là), ogni tanto giocano con titoli originali (“Sugar magnolia” che diventa “Scarlotta’s magnolia”, per fare un esempio).
Ma è soprattutto musica godibile, al di là degli originali: lunghe cavalcate elettriche, per di più con quel suono “laid back” che non è solo dei Dead, ma è tipicamente californiano. Certo, deve piacere il genere, e non deve spaventare di sentire “canzoni” - le virgolette sono d’obbligo - che arrivano anche a 25’ (la stupenda “Farewell Franklins”, un giro sulle montagne russe).
Per una volta, il termine "muzak" non è dispregiativo:una colonna sonora ambientale perfetta mentre si lavora, si legge un libro o si cerca di rilassarsi - ma anche musica che dimostra il talento straordinario di Neal Casal e la potenza di una tradizione musicale.