«SOUNDS GOOD FEELS GOOD - 5 Seconds of Summer» la recensione di Rockol

5 Seconds of Summer - SOUNDS GOOD FEELS GOOD - la recensione

Recensione del 02 nov 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Se è vero che il secondo album di un artista o di una band è meno brillante e meno vivace rispetto all'album di debutto, il nuovo dei 5 Seconds of Summer è l'eccezione che conferma la regola. Il quartetto australiano torna sulle scene con un disco che mantiene la stessa freschezza e la stessa spontaneità del precedente e che si rivela pure più credibile e convincente, mostrando lati nuovi del profilo musicale del gruppo. "Sounds good feels good", questo il titolo del disco, arriva a poco più di un anno da "5 Seconds of Summer": dopo essersi presi una breve pausa in seguito alla pubblicazione del loro eponimo album di debutto (circa 3 milioni di copie in tutto il mondo), all'inizio del 2015 i 5SOS sono volati a Los Angeles e hanno iniziato a lavorare a nuove canzoni. Nella città californiana il quartetto ha trascorso tre mesi, scrivendo brani e trascorrendo diverso tempo in studio insieme al produttore John Feldmann (già collaboratore di band alternative rock statunitensi quali gli All Time Low, i Good Charlotte e i Boys Like Girls e già produttore del precedente album dei 5 Seconds of Summer): il risultato è un disco dalle sonorità marcatamente pop punk con influenze che spaziano dagli Yellow Card ai The Used, passando per i Blink-182 e i Green Day (band tutte inserite dai 5SOS nel loro DNA musicale).

Gli inni pop punk occupano una buona parte del disco ("Money", "Permanent vcation", "Fly away", "Airplanes", "Hey everybody", che cita pure "Hungry like the wolf", canzone dei Duran Duran datata 1982), ma c'è spazio anche per brani più riflessivi e acustici ("Waste the night", "Castaway") e per pezzi in cui le sonorità rock si trovano a convivere con altre più classiche (basti ascoltare le orchestrazioni del trittico "Vapor", "Invisible" e "San Francisco"). Gli episodi più interessanti, però, sono quelli che vedono il gruppo composto da Luke Hemmings, Michael Clifford, Calum Hood e Ashton Irwin citare e ispirarsi consapevolmente ai Beatles, nella miscela di pop, rock e armonie vocali. I 5SOS ne sono coscienti al punto da inserire una citazione di "Across the Universe" nelle strofe di "The girl who cried wolf" - brano contenuto nell'edizione deluxe dell'album - e di realizzare il booklet dell'album come una rivisitazione in chiave 5 Seconds of Summer della celebre copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band".

"Sounds good feels good" contiene 14 pezzi allegri, vivaci e radiofonici (sono hit che scorrono veloci una dietro l'altra). E' un disco dalla forma e dal contenuto pop, vestito di punk e rock: le canzoni seguono tutte la struttura delle canzone classica (strofa, strofa, ritornello, strofa, ritornello, ponte e ritornello), mentre gli arrangiamenti sono basati su chitarre distorte, riff semplici e orecchiabili, su melodie trascinanti e ritornelli accattanti e sul suono dritto della batteria. Questo mix tra pop e rock è presente anche nella produzione: accanto al "veterano del rock" John Fedelmann troviamo il produttore pop Monsters & Strangerz (già collaboratore di Selena Gomez, Demi Lovato e Maroon 5), Mike Green e l'ex membro degli Evanescence David Hodges. Tra i collaboratori scelti dai 5 Seconds of Summer per questo loro nuovo lavoro, poi, ci sono Benji Madden e Joel Madden dei Good Charlotte, che hanno contribuito alla scrittura di una manciata di brani.

I 5 Seconds of Summer presenteranno dal vivo il loro nuovo album per mezzo del "Sounds live feels live tour", che tra aprile e maggio 2016 sbarcherà in Europa; la band si esibirà pure in Italia (13 maggio all'Arena di Verona, 14 maggio al PalaLottomatica di Roma) e sarà interessante ascoltare queste nuove canzoni, che sono perfette per la dimensione del live, suonate dal vivo: i presupposti per fare bene ci sono tutti.
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