«DE GREGORI CANTA BOB DYLAN – AMORE E FURTO - Francesco De Gregori» la recensione di Rockol

Francesco De Gregori - DE GREGORI CANTA BOB DYLAN – AMORE E FURTO - la recensione

Recensione del 30 ott 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un disco pensato da anni, un atto di amore verso un grande artista e fonte di ispirazione, più che un furto. “Amore e furto” è l’atteso album di cover/traduzioni di Bob Dylan da parte dell’allievo (e che allievo!) Francesco De Gregori. Un atto di devozione, rispettoso del Maestro, ma contemporaneamente personale, che riesce a tradurre e non tradire gli originali, rispettandone la forma musicale e lo spirito - ma contemporaneamente riesce anche ad essere un disco di DeGregori. 

Un gran lavoro, insomma - ecco la recensione dell'album, canzone per canzone, dell’album, con un confronto con gli originali di Dylan. Qua invece la nostra intervista in cui De Gregori racconta il Maestro.

“Un angioletto come te” (“Sweetheart like you”)
Una canzone da “Infidels”, disco del 1983, uno dei periodi “minori” di Dylan. Una ballata che rispetta l’originale nella struttura narrativa e musicale, con una piccola frase che sembra un'autocitazione (“Vorranno tutti sapere qualcosa e se è stato difficile/Camminare sui pezzi di vetro e ritrovarsi qua”) ed invece è una traduzione letterale ("You could be known as the most beautiful woman Who ever crawled across cut glass to make a deal").

“Servire qualcuno” (“Gotta serve somebody”)
Una delle scelte più belle. Una canzone del ’79: arriva da “Slow train coming”, uno degli album della “svolta cristiana”, uno dei momenti più controversi di Dylan. Più dura dell’originale, di un’attualità incredibile - al di là delle connotazioni religiose dell’originale. “Puoi essere un ladrone, puoi essere un Senatore/Possono chiamarti Capo, possono chiamarti Dottore/Ma devi sempre servire qualcuno”. Traduzione molto fedele anche questa - tranne due strofe omesse (ed indicate). Bellissima l’idea di tradurre la parte “You may call me Terry, you may call me Timmy” con “Puoi chiamarmi Ferdi, puoi chiamarmi Vale” - e un piccola autocitazione (“puoi chiamarmi Generale”) che sostituisce l'autocitazione dell'originale (You may call me Bobby, you may call me Zimmy"). 

“Non dirle che non è così” (“If you see her, say hello”)
Un brano da uno dei capolavori di Dylan, “Blood on the tracks”, 1975, che De Gregori aveva già tradotto e inciso per la colonna sonora di “Masked and Anonymous”, costituita quasi esclusivamente di cover di Dylan (c’erano anche gli Articolo 31, con “Come una pietra scalciata”). E’ stata reincisa, mantenendo praticamente lo stesso arrangiamento basato sull’intreccio di chitarre acustiche. “Faccio un lavoro strano, vedo gente in quantità/E mi capita ogni tanto di sentire il suo nome in giro per le città/E non c’ho fatto ancora l’abitudine o forse mai ce la farò/ Sarà che sono troppo sensibile o nella testa chissà che c’ho”.

“Via della Povertà” (“Desolation row”)
Il pezzo conclusivo di “Higway 61 revisited”, una delle cose più belle scritte da Dylan, una lunga galleria di personaggi e storie. De Gregori la tradusse nel ’74 con Fabrizio De André, che la incise nel suo “Canzoni”. Questa è una nuova traduzione, più vicina all’originale, pur omettendo una strofa (“Now Ophelia, she’s ’neath the window”…). Musicalmente è decisamente più elettrica: con la chitarra acustica dell’originale presente, ma in sottofondo, sul canale destro.

“Come il giorno” (“I shall be released”)
Il classico più classico delle canzoni scelte da De Gregori: “I shall be released” venne incisa con la Band durante le famose session delle “Basement tapes”, nel ’67, e pubblicata l’anno dopo da Robbie Robertson e soci in “Music from the Big Pink”. Venne reincisa per “Bob Dylan’s Greatest Hits Vol. II” del ’71. E' la traduzione meno letterale, a partire dal titolo, ma è fedele nel senso che ha reso questa canzone una sorta di inno alla liberazione. "I see my light come shining/From the west unto the east/Any day now, any day now/I shall be released” diventa “E la mia luce intorno/È d’innocenza e verità/Ogni giorno è il giorno/Benedetto il giorno che uscirò da qua”.

"Mondo politico" ("Political world")
Grande riscoperta - da “Oh mercy”, altro capolavoro di fine anni ’80, quello della collaborazione con Daniel Lanois. Una canzone, come “Gotta serve somebody”, di incredibile attualità, generalmente tradotta in modo fedele: “Viviamo in un mondo politico/ La pietà scaraventata a mare / La vita è un riflesso, la morte una maschera / Ogni banca è una cattedrale”, con la citazione della “pietà a mare” aggiunta da De Gregori. Un brano rock, più della media del soffuso “Oh mercy”, quasi letterale nella riproduzione dell’arrangiamento.

“Non è buio ancora” (“Not dark yet”)
Da “Time out of mind”, la seconda collaborazione con Daniel Lanois, e una sorta di rinascita per Dylan che nel ’97 non pubblicava materiale originale da 7 anni. Molto fedele all’originale sia nel testo che nella musica: “E non è buio ancora, ma lo sarà fra un po’”.

“Acido seminterrato” (“Subterranean homesick blues”)
L’unica altra canzone dal Dylan degli anni ’60, da “Bringing it all back home” (1965), è quella della famosa sequenza video con i cartelli che apriva “Don’t look back” di D.A. Pennebaker. De Gregori riesce bene a rendere il flusso di coscienza dell’originale, prendendosi qualche libertà sia nelle parole che nella etrica (che qua diventa quasi una sorta di rap), ma rispettando il senso dell’originale: “Twenty years of schoolin’/ And they put you on the day shift” per esempio diventa “Trovati un posto/In un call center per mangiare”.

“Una serie di sogni” (“Series of dreams”)
Altra bellissima scelta: come “Dignity”, una canzone che arriva dal periodo di “Oh mercy”, e venne pubblicata solo dopo (in questo caso nel primo volume delle “Bootleg series”, nel ’91). Molto fedele all’originale.

“Tweedle Dum & Tweedle Dee” (“Tweedle Dee & Tweedle Dum”)
L’unica puntata nel Dylan degli anni 2000, da quel “Love & theft” che è stato invece usato per il titolo all’operazione - notare l’inversione tra Dum e Dee solo nel titolo, mentre nel testo è rispettata quasi sempre, mantenendo anche la struttura a rime dell’originale

“Dignità” (“Dignity”)
Una canzone originariamente incisa nel periodo di “Oh mercy”, poi rielaborata da Brendan O’Brien per il “Greatest Hits Vol. 3” del 1994. Ne sono state pubblicate diverse versioni: De Gregori si rifà a quella ufficiale, la prima pubblicata.

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