«THE ORIGINAL HIGH - Adam Lambert» la recensione di Rockol

Adam Lambert - THE ORIGINAL HIGH - la recensione

Recensione del 13 lug 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

La carriera di Adam Lambert dal 2009 ad oggi non è stata affatto brillante. Emerso nel 2009 grazie ad American Idol (protagonista dell'ottava edizione del talent, Lambert raggiunse la finale e si piazzò al secondo posto), nel corso di questi sei anni il cantante di Indianapolis ha pubblicato due album in studio che non si sono imposti nelle vendite: "For your entertainment", l'atteso album di debutto, nel 2009 è riuscito a raggiungere "solo" la terza posizione della U.S. Billboard 200, piazzandosi al 29esimo posto nella classifica di fine anno (ottenendo pure un disco d'oro); "Trepassing", nel 2012, pur riuscendo a raggiungere il primo posto in classifica nella prima settimana di vendita, alla fine dell'anno ha dovuto accontentarsi solamente della 188esima posizione. Risultati un po' deludenti, per una popstar uscita da un talent di spessore internazionale.

E' anche per questo che "The original high", terzo disco di inediti di Adam Lambert, oggi 33enne, rappresenta per il cantante una prova importante: il disco è il primo frutto del nuovo contratto discografico firmato con la Warner (le precedenti fatiche discografiche del cantante erano state pubblicate dalla RCA) e arriva dopo un periodo felice della carriera di Adam, il tour mondiale che lo ha visto affiancare i Queen al microfono. Con "The original high" Lambert deve dimostrare di avere i numeri (non solo quelli relativi alle copie vendute e alle classifiche), di non essere solamente una meteora e di essere riuscito a trovare una propria dimensione, un proprio spazio.

Quello che troviamo in questo disco è un Adam Lambert a tratti irrequieto e spaventato dal passato (una parola ricorrente, nei testi, è "fantasmi"), a tratti allegro e spensierato; l'intero "The original high" si muove tra questi due poli non solo a livello di testi, ma anche a livello di sound, con self-empowerment dance-pop (in linea con le performance molto teatrali e glam-rock di Adam, il suo forte) che si alternano a ballad più intime e introverse. Il filo rosso che unisce gli undici brani contenuti all'interno di "The original high" è rappresentato da un gusto per l'elettronica, presente a volte come semplice tappeto che si fonde con sonorità più acustiche ("Another lonely night" e "There I said it", due ballad) e altre volte in forma più marcata ("Things I didn't say" e "Evil in the night", due pezzi uptempo che uniscono elementi dance ad altri più pop-rock), fino ad arrivare all'EDM di "The light". A livello di sound e a livello di mood, insomma, "The original high" non si discosta di molto dai precedenti dischi di Adam Lambert: se si considera il suono non c'è una vera e propria evoluzione, non c'è il salto di qualità. Lambert, in altre parole, sembra non voler uscire dalla sua "zona comfort", impantanato in un unico stile/genere, e si sporca le mani raramente (prendete "Underground", un brano in cui sonorità r&b incontrano quelle più firzzanti dell'elettronica - è questa l'unica vera sorpresa di "The original high", che nel complesso, pur essendo un disco di buon livello, non aggiunge nulla di nuovo a quello che già si sa sul suono e la vocalità di Adam Lambert). Il passo in avanti, se di vero e proprio passo in avanti si può parlare, riguarda per lo più la produzione: in cabina troviamo Max Martin e Shellback, noti per le loro collaborazioni internazionali, che hanno optato per una produzione più curata, più attenta ai dettagli, ai singoli suoni, agli arrangiamenti stratificati.

Per "The original high" Adam Lambert ha deciso di avvalersi di due collaborazioni degne di nota, quella con Tove Lo e quella con Brian May; la cantautrice svedese compare in "Rumors", un brano orientato sulle sonorità dream pop a lei tanto care, mentre - a suggello del sodalizio artistico con i Queen - Brian May compare alla chitarra elettrica in "Lucy", non senza pochi virtuosismi.
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