Recensioni / 25 mar 2015

Negrita - 9 - la recensione

Voto Rockol: 3.5 / 5
Recensione di Mattia Marzi
9
Universal (CD)
Per registrare i loro precedenti album in studio, i Negrita erano partiti alla volta di viaggi che li avevano spinti fino al Brasile e all'Argentina; stavolta, però, Pau e soci hanno deciso di percorrere una tratta più breve: per lavorare al loro nono album di inediti, che si intitola semplicemente "9", la formazione aretina è volata infatti in Irlanda. Presso lo studio Grouse Lodge (in passato frequentato da artisti del calibro di Michael Jackson e da band quali i R.E.M. e i Muse), circondato da mucche, pecore e galline, il gruppo ha registrato i tredici brani contenuti all'interno di "9"; limitate le distrazioni, i Negrita hanno riscoperto le radici del rock e si sono anche riscoperti come band: se le lavorazioni di "Dannato vivere", il loro precedente album in studio, avevano visto i tre musicisti registrare separatamente i rispettivi strumenti - poi messi insieme mediante la tecnica della sovrapposizione delle tracce - le lavorazioni di questo nuovo disco hanno invece visto Pau, Drigo e Mac tornare all'approccio tradizionale della presa diretta.

Come dicevamo poco sopra, "9" ha visto i Negrita recuperare - dopo il progetto acustico di "Dèjù vu" le loro radici rock; l'album è nato nel periodo in cui la band era impegnata nel musical "Jesus Chris Superstar", per il quale Pau fu chiamato ad interpretare il ruolo di Ponzio Pilato mentre Drigo e Mac furono chiamati a far parte dell'orchestra dal vivo: proprio grazie al noto musical, i Negrita si sono avvicinati alle sonorità degli anni '60 e alle rock band in voga in quegli anni, che hanno ispirato il sound di gran parte delle canzoni contenute all'interno della loro nuova fatica discografica. Se c'è un minimo comun denominatore in grado di legare tra loro i tredici episodi di questo "9", esso è rappresentato proprio dagli ingredienti di base del rock anni '60 e '70: batteria incisiva, chitarre elettriche, coretti accattivanti. Questi elementi accomunano non solo i brani che aprono l'ascolto del disco, il singolo "Il gioco" (testo scritto da Pau in collaborazione con Il Cile, che aveva collaborato con i Negrita già in occasione della scrittura di alcuni brani inclusi in "Dannato vivere") e "Poser", ma anche in "1989" (scritto, appunto, nel 1989 e rimasto chiuso in un cassetto fino ad oggi, il brano sintetizza l'atmosfera che si respirava in quel periodo denso di avvenimenti storici: la protesta di piazza Tienanmen, la vittoria del sindacato "Solidarnosc" alle elezioni in Polonia, il crollo del Muro di Berlino). Un rock più ironico e giocoso è quello proposto invece con "Il nostro tempo è adesso", "Baby I'm in love" e "L'eutanasia del fine settimana" (brano, quest'ultimo, condito pure da sprazzi di musica funky); e se le atmosfere si fanno più controllate in "Mondo politico" e "Se sei l'amore" (dal respiro più orchestrale), fino a smorzarsi nella suggestiva "Niente è per caso", "Ritmo umano" si presenta invece come una canzone dalle sonorità più sbarazzine e vivaci (con una ritmica in 5/4, per niente convenzionale). Non manca una sorta di divertissement, rappresentato dal brano che chiude il disco, "Non è colpa tua": nato sulla scena di "Jesus Christ Superstar", si tratta di uno scherzo rivolto a Shel Shapiro (nel musical interpretava il ruolo di Caifa), che compare come ospite e che spesso dimenticava una parte del suo testo (si ripete, a mo' di mantra, "Shel Shapiro non è colpa tua").




Ne viene fuori un disco piacevole all'ascolto, che vede i Negrita cimentarsi sì con sonorità rock a loro molto care, senza però fossilizzarsi in un unico genere e concedendosi anche la libertà di sporcarsi - quando serve - le mani: come in "Vola via con me", ad esempio, che è un mix di funk, psichedelia e rock progressive, una jam incisa in presa diretta e nata più come strumentale che come canzone in sé. A margine di questa recensione ricordiamo che "9" è uno degli ultimi progetti a cui ha lavorato il produttore Carlo U. Rossi (ne ha curato le registrazioni e il missaggio), scomparso pochi giorni prima della pubblicazione del disco in seguito ad un incidente stradale.