«PRIMA DI PARLARE - Nek» la recensione di Rockol

Nek - PRIMA DI PARLARE - la recensione

Recensione del 04 mar 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Il precedente disco di Nek, "Filippo Neviani", uscì nel 2013: era un disco semplice e diretto, senza troppi artifici o trucchi elettronici, fatto di un sound pulito ed essenziale, con arrangiamenti che ruotavano tutti intorno al trittico basso-batteria-chitarra. "Prima di parlare", che di "Filippo Neviani" è da considerarsi il sequel, rappresenta l'antitesi del precedente album in studio del cantautore di Sassuolo: è un disco più prodotto, con il quale Nek pare essere passato dalla cura dei dettagli e dell'infinitamente piccolo ad arrangiamenti più ricchi.
Abbiamo avuto modo di farci un'idea generale su quale direzione, a livello di sonorità, avesse deciso di prendere il cantautore in seguito alla pubblicazione di "Filippo Neviani" lo scorso mese di febbraio, quando Nek si è presentato - a distanza di diciotto anni da "Laura non c'è" - in gara al Festival di Sanremo con "Fatti avanti amore": una canzone, il cui testo è da considerarsi un vero e proprio inno all'amare, che parte con un piano ritmato alla Coldplay e che si apre nel ritornello, quest'ultimo più vicino alle ultime produzioni degli U2. L'arrangiamento, molto curato (tanto da ricevere il premio dall'Orchestra del Festival), mischia tra loro elementi propri della musica elettronica ad altri caratteristici della musica pop e rock: un mix nel quale i confini che separano tra loro i generi diventano labili, quasi impercettibili. In questo senso, "Fatti avanti amore" (che ha permesso a Nek di conquistare il secondo posto nella classifica finale e di guadagnarsi la vittoria morale del Festival - il brano risulta essere il più trasmesso in radio tra tutti quelli presentati in gara a Sanremo, quest'anno) può essere considerata la canzone rappresentativa dell'intero nuovo album del cantautore.

"Prima di parlare" contiene un totale di dodici brani, prodotti dallo stesso Nek insieme a Luca Chiaravalli (già collaboratore di Eros Ramazzotti, Giorgia e Hooverphonic), che condividono tutti - o quasi tutti - le stesse caratteristiche di base: arrangiamenti che uniscono il classico e l'elettronica; sound potente, diretto e di pancia (alcuni brani sembrano essere stati pensati per la dimensione del live); testi che oscillano tra l'autobiografico e l'osservazione. Su queste fondamenta sono costruiti ad esempio la title track (con un riff di chitarra che accompagna tutta la durata del brano), "Credere amare resistere" (canzone nata dall'incontro con Voa Voa, onlus fondata dai genitori di una bambina affetta da una grave malattia degenerativa, per portare avanti la loro lotta per la libertà di cura: "Mi sento parte di cose di fronte alle quali non si può restare indifferenti", ha dichiarato in merito al brano l'osservatore Nek), "Invisibile", "Con le mani chiuse" e "Fuori pericolo" (brano, quest'ultimo, che parla della rinascita dopo la fine di una relazione nociva: "Sono dentro la felicità e fuori da te", recita un verso della canzone). Suoni più cupi caratterizzano invece "Nati insieme" (torna qui il piano ritmato à la Coldplay, su un beat elettronico), "Quello che non sai" (con una batteria precisa, netta - la canzone si presenta come una confessione intima, sincera, in cui si scoprono le carte: "Ti amerei fossi pure di un altro", canta con fermezza Nek) e "Io ricomincerei" (che si apre con alcune note suonate al pianoforte, sulle quali si innesta un beat elettronico e il suono delle chitarre). E se "Sono arrivato qui" sembra suonare quasi come un punto psicologico da cui ripartire ("Sono arrivato qui con le mie suole lisce, gli occhi di chi non cresce, va bene già così", recita la prima strofa del brano), la cover di "Se telefonando" posta in chiusura del disco suona invece come l'ideale epilogo della dodicesima prova discografica di Nek, che realizza del brano composto da Maurizio Costanzo, Ghigo De Chiara e Ennio Morricone per Mina (che lo pubblicò come singolo nel maggio del 1966) una propria credibile e originale versione: l'arrangiamento, convincente e in linea con le sonorità di "Prima di parlare", dà grande risalto alla sezione degli archi, pur riservando un posto di primo piano alla batteria e alle chitarre.

"Prima di parlare" può essere considerato davvero il disco della rinascita artistica di Nek, che dopo ventitré anni di carriera, tra alti e bassi, dischi di successo e altri un po' meno fortunati, riparte da qui: da un disco che, senza troppe pretese e con grande umiltà, arriva diretto al cuore di chi lo ascolta. E lo fa sorprendendo.
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