«FUORI CAMPO - Modena City Ramblers» la recensione di Rockol

Modena City Ramblers - FUORI CAMPO - la recensione

Recensione del 24 set 1999

La recensione

“FUORI CAMPO è ciò che non entra nell’occhio di una telecamera o di un obiettivo fotografico. È ciò che circonda le cose cui i media danno attenzione, però esiste. È ciò che non si vede, ma che spesso è più importante di quello che si vede”.Non sembravano essere in una grande posizione, i Modena City Ramblers, all’indomani di “Terra e libertà”, un album che pur confermandone i pregi ‘caratteriali’ ne metteva anche a nudo i limiti di campo: una cospicua dose di autoindulgenza (come cimentarsi con dei poco plausibili parlati rivoluzionari in spagnolo), testi sin troppo didascalici (va bene la voglia di narrare, ma un minimo di suggestione ‘immaginifica’ è pure necessaria), e un coacervo di riferimenti musicali e letterari spesso ‘dovuti’ e quindi prevedibili. Era quello del resto un album influenzato dalla visione del continente latinoamericano e a quella visione pagava in qualche modo pegno. Da allora i Ramblers hanno però giocato molto bene le proprie carte: prendendo tempo con il live “Raccolti” hanno ritrovato se stessi e i propri argomenti vincenti, rimettendo a fuoco un obiettivo che mesi di trasferte, sballottamenti, concerti di beneficenza, tournée e impegni di ogni tipo avevano probabilmente provveduto a sgranare un po’ più del dovuto. E adesso con “Fuori campo” pubblicano probabilmente il loro disco migliore, un insieme di musica e narrazione sostenuto da scelte artistiche assai felici: anzitutto nel suono, che è decisamente più vario e – in diversi episodi – meno ‘ramblers’ che in passato. In questo senso “Clandestino” di Manu Chao deve essere passato pure dalle parti dell’esagono di Rubiera, se è vero che alcuni suoni di questo disco sembrano attingere direttamente a quegli umori e a quelle ritmiche. Merito di una produzione accorta come quella di Kaba Cavazzuti, che per una volta ha deciso di prendersi qualche rischio pur di traghettare i Modena verso una terra in qualche modo sconosciuta. Echi di world music, combat rock e reggae ispessiscono quindi le tessiture ‘celtico-emiliane’ tipiche del gruppo, regalandogli una luce decisamente più solare. Ma “Fuori campo” rappresenta un album molto riuscito anche sul versante compositivo, tanto nella musica che nelle parole. I temi trattati non abbandonano – anzi, recuperano completamente – gli argomenti cari ai Modena che, al di là dell’ubicazione geografica e sociale dei propri personaggi, raccontano storie ‘fuori campo’, eroismi e ingiustizie che la Storia scritta dal Villaggio Globale non ha tempo di considerare. Dal Chiapas di “Natale a San Cristobal” (che vede la partecipazione di Luis Sepulveda nel recitato di un testo molto importante, ispirato allo scritto di Galeano “Le vene aperte dell’America Latina”) all’Europa dell’Est di “Lo straniero pazzo” – ispirata dal film di Tony Gatlif “Gadjo dilo” - dal popolo Saharawi cantato in “Suad” al vecchio canto d’anarchia di “Figli dell’officina” i Ramblers tornano a tessere le fila del proprio mondo artistico e musicale, senza dimenticare di introdurre alcuni personaggi comuni ed eccezionali: si tratta di Wilmo, di Suad e di Luigi Ghirri, ‘angeli laici’ che per i Modena meritano la stessa considerazione di quelli raccontati dai Vangeli (nel disco e nelle tre canzoni che li riguardano – rispettivamente “Il matto”, “Suad” e “L’uomo delle pianure” – troverete le loro storie). I Ramblers raccontano con rabbia, ma restando tra le quinte della propria musica, che qui è spinta più avanti di prima rispetto al gruppo. “Fuori campo” è un album che parla da sé e per sé, quasi al di là dei suoi autori. E’ un disco da ballare e da cantare, che non mancherà di emozionare il pubblico che segue i Ramblers dagli esordi e che potrebbe anche portar loro un pubblico più ‘laico’ e meno militante. Ma questo forse non è neanche troppo importante. E’ più importante che questo album si sia dimostrato un parto felice, che apre ai Modena nuovi territori musicali e artistici, da attraversare con la consueta forza e passione.
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