«COBRA & PHASES GROUP PLAY VOLTAGE IN THE MILKY NIGHT - Stereolab» la recensione di Rockol

Stereolab - COBRA & PHASES GROUP PLAY VOLTAGE IN THE MILKY NIGHT - la recensione

Recensione del 23 set 1999

La recensione

Ci avevano abituati a un monolite sonoro in bilico tra il minimalismo e l’easy listening (già, uno strano connubio, come il diavolo e l’acqua santa) , garantito dalla voce flebile di Laetitia Sadier (vocalist del gruppo, di natura portata all’easy e all’emulazione di alcuni degli eroi di Stereolab come Jane Birkin e Serge Gainsbourg) e dai tappeti sonori “in loop”, rigorosamente “vintage” pensati dal suo compagno di sempre (Tim Gane). Era un monolite in cui, paradossalmente, si insinuavano vibrazioni agrodolci che avevano il sapore della malinconia. Oggi invece, con “Cobra & phases group play voltage in the milky night” Stereolab danno una bella sferzata al loro suono. Le geometrie lineari dei dischi precedenti (“Dots and loops” in particolare) vengono spesso sostituite da ritmiche sincopate che fanno pensare al funk e all’hip hop più che alle metronomiche battute del passato (in linea con il math rock americano). Le tastiere vintage tanto care a Stereolab (altro segno che ha sempre contraddistinto la musica di questo gruppo) sono questa volta un tassello più che una fitta trama all’interno del mosaico sonoro della band, accanto a cui Stereolab infiltrano, con sapienza e un senso dell’equilibrio spettacolare, i suoni di uno xylofono jazzy (uno dei “comprimari” più suadenti, che percorre in lungo e in largo molti episodi di “Cobra & Phases…”), le melodie di arrangiamenti per fiati “ultracool” (ancora in odore di jazz), stupendi arrangiamenti per archi e, su tutto, un andamento funk che allontana in modo deciso Stereolab da quel minimalismo easy che li aveva contraddistinti nei dischi precedenti. Certo, l’easy listening, naturalmente garantito dalla voce suadente, ariosa e scanzonata di Laetitia, è ancora presente nel flusso sonoro del gruppo. Le tessiture poliritmiche “alla Philip Glass” sono ancora la linfa di molti brani. E’ però una linfa sotterranea, che fa da ossatura invisibile a delle canzoni che, lontano dal “cerebralismo” geometrico del minimalismo, risultano piacevolissime da ascoltare.
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