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Recensioni / 26 gen 2015

Carmen Consoli - L'ABITUDINE DI TORNARE - la recensione

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Mattia Marzi
L'ABITUDINE DI TORNARE
Universal (CD)
"L'abitudine di tornare" rappresenta una sorta di nuovo inizio per Carmen Consoli, che torna con un nuovo album di inediti a distanza di sei anni dall'ultimo, "Elettra"; sei anni segnati da due avvenimenti in particolare, uno più strettamente musicale (la pubblicazione della raccolta "Per niente stanca", datata 2010, ideale momento di sintesi della prima parte della carriera della cantantessa) e uno legato più alla cronaca rosa (la nascita del suo primo figlio - comunque interessante, se si pensa che proprio al piccolo Carlo Giuseppe è dedicata la traccia conclusiva del disco). Se, in altre parole, con "Per niente stanca" Carmen aveva archiviato i suoi primi tredici anni di (onorata) carriera, con questo suo nuovo disco da studio dà il via a quella che potremmo definire una "nuova era" della stessa.





L'album è vario al punto giusto, e per quanto riguarda l'aspetto musicale e per quanto riguarda i contenuti; partiamo dall'aspetto più strettamente musicale: il disco si apre con "L'abitudine di tornare" (primo singolo estratto dall'album - al quale dà anche il titolo) che, insieme a "E forse un giorno" e a "San Valentino", rappresenta una chiara citazione delle primissime produzioni di Carmen Consoli, nella costruzione delle strofe e del ritornello e anche nella strumentazione impiegata - con chitarra arpeggiata e batteria assolute protagoniste degli arrangiamenti - i brani sembrano portare indietro le lancette del tempo, fino a tornare al periodo di "Amore di plastica" e "In bianco e nero"; atmosfere distese e rilassate caratterizzano canzoni come "Ottobre" e "Oceani deserti" (quest'ultima co-firmata insieme ai fratelli Gazzé), mentre l'elettronica la fa da padrona in "Sintonia imperfetta" (nel cui ritornello la cantautrice cita l'incipit di "Voglio vivere così", portata al successo negli anni '40 da Ferruccio Tagliavini) e ne "La signora del quinto piano" (qui l'elettronica arriva a fondersi con sonorità più marcatamente rock). Non manca una marcetta dal ritmo ternario come "Esercito silente" e non mancano neppure brani dalle sonorità più gitane, come "La notte più lunga" e "Questa piccola magia" (poste in chiusura del disco).
Gran parte dei testi di queste dieci canzoni vedono temi d attualità, quali il femminicidio, la crisi e gli sbarchi di migranti, raccontati con taglio da cronista, con occhio critico e con lucida ironia (ovvero con leggero distacco); ironia che in diversi casi sfocia in una certa tragicomicità (da intendersi non come derisione quanto piuttosto come il saper vedere oltre l'apparenza). Qualche esempio? Prendiamo la traccia numero cinque, "La signora del quinto piano", che tratta - appunto - il tema del femminicidio; è la storia di una donna che ha un pitone in salotto (il quale si darà preso alla fuga - non prima di aver divorato il chihuahua della portiera), perseguitata dal "suo ex davanti al portone con un martello in mano", la quale si reca in questura per sporgere denuncia (ricevendo però dai funzionari alcune rassicurazioni: "Non v'è ragione alcuna di aver paura, di aver paura"). Che fine fa la donna? Finisce per essere ritrovata murata nel bagno ("quella lettera di un anno prima, la prova schiacciante lasciata in questura", canta Carmen Consoli in una strofa del brano - il quale si chiude con un "Ah, dimenticavo: i funzionari della questura continuano a dire che non c'è alcuna ragione di avere paura"; "il pitone", come apprendiamo da uno dei versi finali, "pochi mesi dopo la sua cattura è tornato a vivere nel suo habitat naturale in Thailandia").
Ironia e critica si ritrovano anche in "E forse un giorno", dove la crisi è vista dagli occhi di una donna costretta a vivere (insieme a figli e marito) dentro una macchina: "Quella multa benevola sul parabrezza è la prova che ancora qualcuno ci pensa", canta - ancora con fare tragicomico - nel finale la Consoli. E così anche ne "La notte più lunga", dove l'occhio critico - e la denuncia - si concentra più sui media e sui politici: "Non fatevi sfuggire questo nuovo show sensazionale. A cosa servirà l'ennesima visita di cortesia e formale solidarietà? Su, venghino signori ad ammirare il circo degli orrori". La Sicilia, terra che ha dato i natali a Carmen, è protagonista di "Ottobre" e di "Esercito silente": il primo brano vede la cantautrice raccontare, quasi come un poeta simbolista, un amore tra due donne il secondo è invece un pezzo più impegnato, che affronta il tema dell'omertà ("gli sguardi attoniti della gente che non ha mai visto né sentito niente"). Carmen non perde però di vista le dinamiche relazionali, descritte in canzoni più "leggere" quali "Sintonia imperfetta" (una storia d'amore che finisce per tramutarsi, appunto, in una sintonia imperfetta, in un'ostinata consuetudine che la cantantessa riesce a rendere bene con frasi come "quel pomeriggio si passava da un divano all'altro, qualunque frase era ingombrante in pieno agosto; io ti chiedevo più attenzioni e un minimo di slancio, mentre l'arrosto di tua madre mi rendeva omaggio") e "Oceani deserti" (altra storia d'amore che, giunta al suo epilogo, porta i due amanti a volgere lo sguardo al passato; la narrazione parte dal presente, dalla fine della storia, e tramite un flashback porta la Consoli a raccontare in pochi versi l'intera storia: "Mani distratte, la sensualità tra noi è un'accozzaglia di gesti. Messo alle strette, lo ammetti, sei stanco di me. E mi domandi il sapore che ha quell'euforia degli inizi").

L'ottavo album in studio della cantautrice siciliana può essere considerato a sua volta un momento di sintesi: il disco vede la Consoli ri-tornare alle sue origini, al pop-rock di album quali "Confusa e felice" e "Mediamente isterica" (ideale tesi, se vogliamo inquadrare il tutto in un processo dialettico), allontanandosi dunque dalle sonorità acustiche e folk che aveva avuto modo di sperimentare con le sue ultimissime prove in studio (antitesi); ri-tornare alle origini, dicevamo, ma rivisitare il tutto con la maturità acquisita nel corso degli anni (ed ecco qui la sintesi). E in questo, "L'abitudine di tornare" rappresenta una bella fotografia di quella che è Carmen Consoli oggi, una cantautrice di grande classe, capace di sporcarsi (quando serve) le mani e di cambiare - sorprendendo - pur rimanendo sempre sé stessa con la sua forte identità.