«FIORELLA - Fiorella Mannoia» la recensione di Rockol

Fiorella Mannoia - FIORELLA - la recensione

Recensione del 03 nov 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Arriva un momento, nella vita di artisti con alle spalle anni e anni di carriera, in cui comincia a farsi viva e quasi necessaria l'esigenza di guardarsi allo specchio, con sincerità, per ritrovare sé stessi e fare il punto della situazione su quanto fatto e su quanto si vuole ancora fare.
Fiorella Mannoia ha deciso di guardarsi allo specchio nel 2014, a sessant'anni (da poco compiuti), con un'antologia intitolata semplicemente "Fiorella"; il disco vede la cantante romana raccontarsi al pubblico per mezzo delle canzoni, volgendo lo sguardo all'indietro e mettendo a fuoco i suoi primi quarantacinque anni di carriera (quasi compiendo un viaggio nella sua produzione, un totale di diciotto album in studio pubblicati dal 1972 ad oggi - un'operazione del genere, la Mannoia, l'aveva già fatta nel 2007 con "Canzoni nel tempo", album con il quale aveva omaggiato gli autori che l'hanno affiancata nel corso degli anni).
Per raccontare questo progetto è bene chiarire subito che non si tratta (solo) di una raccolta "industriale", sebbene la forma (doppio album) ed il contenuto (brani più noti del repertorio della cantante e alcune reinterpretazioni di brani scritti e portati al successo da alcuni suoi amici e colleghi) possano far pensare ad un greatest hits nato per vendere copie su copie. Piuttosto, si tratta di un disco che funge da resoconto e quasi da riassunto di questi quarantacinque anni e che rappresenta un punto di ri-partenza per la carriera di Fiorella; le canzoni contenute all'interno di "Fiorella", e più nello specifico quelle tratte dal repertorio della cantante, non sono infatti tutte presenti nelle rispettive versioni originali, ma in versioni riarrangiate e rivisitate da Fiorella e dal suo team produttivo: quasi a voler rileggere il proprio passato, a reinterpretarlo alla luce della modernità e di tutte le esperienze fatte fino ad oggi, anche scoprendo spunti sui quali lavorare per il futuro (è anche in questo che "Fiorella" si differenzia dalle semplici raccolte di successi).





Il primo disco, dicevamo, racchiude i brani più conosciuti del repertorio di Fiorella. Non il meglio, e questo è bene dirlo: canzoni di grande qualità quali ad esempio "Ascolta l'infinito" (scritta da Enrico Ruggeri e Piero Fabrizi e contenuta all'interno dell'album "Di terra e di vento" del 1989), "I dubbi dell'amore" (scritta dallo stesso Enrico Ruggeri insieme a Luigi Schiavone per l'album "Canzoni per parlare", del 1988), oppure "Ho saputo che partivi" e "Le ciliegie" (rispettivamente di Flora Gallo e Virgilio Braconi e di Francesco Specchia e Riccardo Zappa, ed entrambe contenute all'interno del primo 45 giri della Mannoia, consegnato al mercato nel 1968), non hanno trovato spazio all'interno della tracklist del progetto. Tutti i brani, quindici in totale, sono stati riregistrati: alcuni di questi, poi, sono stati pure riarrangiati e rivisitati, come dicevamo, in versioni spesso non fedelissime alle originali (è questo il caso di "Caffé nero bollente", ad esempio, presente all'interno di "Fiorella" in una versione decisamente più rockeggiante, con una sezione ritmica precisa ed energica; o della nuova versione di "Come si cambia", che vede la Mannoia giocare con i suoni elettronici delle tastiere). Ci sono poi alcuni duetti: quello con Laura Pausini sulle note di "Quello che le donne non dicono", molto "pausiniano" (con l'arrangiamento della Budapest Scoring Symphonic Orchestra, curato dal Maestro Valeriano Chiaravalle, che pare modellato sugli arrangiamenti orchestrali dei Festival di Sanremo degli anni '90), quello con Enrico Ruggeri su "La giostra della memoria" (brano scritto dallo stesso Ruggeri per la Mannoia, nel 1989), quello con Massimo Bubola in una versione molto fedele all'originale de "Il cielo d'Irlanda" (con un arrangiamento arricchito dalla presenza del banjo, suonato da Claudio Parravicini) e quello con Daniele Silvestri nell'intensa "Il fiume e la nebbia" (presente con un arrangiamento leggermente diverso da quello della versione originale, e che mischia tra loro sonorità più rock ad altre più elettroniche). A condire il tutto, poi, c'è anche il brano inedito "Le parole perdute", canzone scritta da Fiorella Mannoia, Bungaro e Cesare Chiodo, una ballad tradizionale ma sporcata di elettronica e con un bel messaggio di speranza: quello di ritrovare i valori (le "parole perdute", appunto) per far "ritornare l'aurora".

Nel secondo disco di questa antologia sono invece contenute quindici reinterpretazioni di Fiorella Mannoia di brani scritti e portati al successo da alcuni amici e colleghi, tutti artisti di punta del panorama pop italiano con i quali la cantante ha deciso di duettare per questo progetto (alcune di queste canzoni erano state già incise dalla cantante, in versione solista, per l'album di cover "Ho imparato a sognare" del 2009): si va da duetti raffinati come quelli con Renato Zero sulle note di "Cercami" e Niccolò Fabi su "Mimosa", ad altri più malinconici come quelli con Tiziano Ferro su "La paura non esiste" e Pau dei Negrita in "Ho imparato a sognare", da un duetto divertito come quello con Frankie Hi-Nrg sul classico di Paolo Conte "Boogie" (già proposto sul palco dell'Ariston in occasione della quarta serata del Festival di Sanremo 2014, dedicata alla musica d'autore italiana) ad un altro più meditativo come quello con Franco Battiato ne "La stagione dell'amore". Il tutto arricchito da due partecipazioni insolite: quella di Adriano Celentano (il cui ultimo duetto registrato su nastro con un'artista femminile risale a dieci anni fa: si tratta del rifacimento de "Il ragazzo della via Gluck" realizzato in collaborazione con Cesaria Evora per l'album "C'è sempre un motivo" del 2004), che con grande verve duetta con Fiorella sulle note di "Un bimbo sul leone" (brano con cui la cantante si presentò in gara al Festival di Castrocaro, nel 1968), e quella di Dori Ghezzi, che compare invece nell'omaggio a Fabrizio De André in "Khorakhané". A chiudere il secondo disco, e "Fiorella" più in generale, c'è poi la versione di Fiorella Mannoia de "Il parco della luna" di Lucio Dalla, brano già incluso all'interno della riedizione del precedente "A te" (disco tributo allo stesso Dalla), immancabile e sentito omaggio all'artista bolognese.
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