«LOVE FREQUENCY - Klaxons» la recensione di Rockol

Klaxons - LOVE FREQUENCY - la recensione

Recensione del 01 lug 2014 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Da come era cominciata la loro storia, a questo punto avrebbero già dovuto essere lì in alto, dove sono arrivati ad esempio colleghi come Kasabian o Editors.
Sì, perché quando nel 2007 i Klaxons pubblicarono l'album d'esordio “Myths of the near future” fecero letteralmente sfracelli, 'costringendo' la stampa di settore a coniare il termine 'nu-rave' per la loro innovativa miscela di indie-rock, influenze Madchester e dance, aggiudicandosi anche un Mercury Prize e numerosi NME Awards. Poi il trio londinese si è un po' perso per strada. E' arrivato molto confuso al secondo album “Surfing the void” nel 2010, cestinandone una prima versione e consegnandone una seconda senza infamia e senza lode, seppur riscuotendo sempre un buon successo dal vivo.
Sono trascorsi ben quattro anni, periodo nel quale la band è salita anche agli onori delle cronache rosa (per il matrimonio di James Righton con l'attrice Keira Knightley) e soprattutto si è schiarita le idee su quale direzione prendere: “Love frequency” è fin dal titolo un album solare e danzereccio. I Klaxons hanno scelto di scrollarsi di dosso molte paranoie e puntare decisi alla leggerezza. E anche se non sarà il disco dell'anno e contiene alcuni episodi sottotono (le 'tamarre' “New reality” e “Atom atom” per dire), questo terzo lavoro dei londinesi funziona e fa divertire.
Prendiamo ad esempio “There is no other time”, singolone disco-pop debitore del synth-pop Eighties ma assolutamente efficace nel suo fine danzereccio o l'irresistibile electro-funk di “Invisible forces” (che ricorda i conterranei Friendly Fires) e la title-track alla Pet Shop Boys.
Interessante anche “Show me a miracle” tra pop e dubstep, anche se le perle del disco rimangono episodi dove i Klaxons si buttano sulla psichedelia elettronica: “Children of the sun” (con Tom Rowlands dei Chemical Brothers alla produzione); la riuscitissima “Rhythm of life” che si muove tra indie, electro e pop; la lisergica (e debitrice proprio dei fratelli chimici) “Liquid light”; le influenze Beach Boys di “The dreamers”.
Insomma, “Love frequency” è un bel disco, divertente, ballabile e con qualche spunto davvero degno di nota. Poi certo, i grandi album sono altri, ma fa piacere constatare che i Nostri non si sono bruciati e sono anzi pronti a rilanciarsi. Bentornati.
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