«L'ITALIA PEGGIORE - Lo Stato Sociale» la recensione di Rockol

Lo Stato Sociale - L'ITALIA PEGGIORE - la recensione

Recensione del 12 giu 2014 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Gli italiani amano lo slogan. Ci vanno proprio pazzi, non possono farne a meno. Adorano avere qualcuno che urla cose, idee spesso semplici e controcorrente, ma popolari a loro modo. Questo vale in politica, in tv ed anche (talvolta) nella musica pop. E colui che veicola questi messaggi viene amato o odiato, divinizzato o messo in croce. Lo Stato Sociale, per loro stessa definizione 'paraculi', in questa situazione ci sguazzano. “L'Italia peggiore” è il loro secondo album dopo “Turisti della democrazia”, edito ancora una volta dalla piccola Garrincha Dischi. La band bolognese però non è più così piccola: i loro concerti sono strapieni, di loro si parla ovunque (nel bene o nel male) ed il primo singolo “C'eravamo tanto sbagliati” è stato in cima alla classifica dei singoli di iTunes. Insomma, fanno faville. Lo slogan, si diceva. Ecco il loro nuovo lavoro ne è pieno zeppo. Il tutto abbinato a melodie che tra una sfumatura elettronica ed un'altra reggae/ska, sono fondamentalmente canzoncine pop, atte a sostenere le parole, che sono la vera asse portante dei loro brani e del loro successo.
L'esempio eclatante sono i due singoli. “C'eravamo tanto sbagliati” contiene sei minuti di invettive che mandano tutti affanculo (vi ricorda qualcosa?): “Chi non ha mai colpa, chi lo chiede l'Europa, chi giudica e non viene mai giudicato, chi dice all'estero si sta meglio e lo trovi sempre qui a lamentarsi, chi si rifà il sorriso e vince le elezioni, a chi va tutto bene, sempre tutto bene, sempre solo bene” e così via. E' originale? No. E' interessante? No. E' semplice? Si. Funziona e ti si appiccica in testa anche se è l'ultima cosa che vorresti al mondo? Si. “Questo è un grande paese”, secondo singolo con la partecipazione di Piotta e di Max Collini degli Offlaga Disco Pax. Tappeto pop sintetico e via: “Da noi, tutte le strade portano alle larghe intese, tutte le strade portano all'Europa, tutte le strade portano affanculo; Vieni da noi, l'Italia è una repubblica fondata sulla Germania; avete chiesto cambiamento? mi spiace, oggi serviamo solo merda...Se magna bè, se beve bè, si sta yeah yeah”.
E' originale? No. E' interessante? No. E' semplice? Si. Funziona e ti si appiccica in testa anche se è l'ultima cosa che vorresti al mondo? Si. Ci sono ancora brani no-sense come “Piccoli incendiari non crescono” e “Forse più tardi un mango adesso”, oppure “Te per canzone scritto ho” che fa il verso (ironicamente) a Vasco Rossi, ed una riuscita “Linea 30” che omaggia però troppo chiaramente lo stile minimale/spoken degli stessi Offlaga Disco Pax.
Poi invece c'è un pezzo come “Il sulografo e la principessa ballerina” dove il tappeto elettronico è di alto livello e sfiora l'IDM ed anche il testo è più ricercato, intimo e sincero: “Sembravo lo stesso di quando bambino aggrappato alle nuvole chiedevo un passaggio per un mondo fragile, invece rimango incollato ai tuoi occhi inediti” oppure “I fari che mi tornano a scaldare in mancanza, la tua mancanza, che gli altri tornano a guardare me che non so più cosa cantare... davvero”. Ecco, questo dovrebbe e potrebbe essere il primo tassello di un nuovo percorso, più maturo probabilmente, che Lo Stato dovrà inevitabilmente cercare per il futuro prossimo. Lodo e soci sono furbissimi nel difendersi dalle critiche con ironia e molto bravi nella comunicazione, fattore oggigiorno imprescindibile per chiunque voglia ambire a fare qualcosa nella musica (e non solo). I ragazzi de Lo Stato Sociale hanno capito come vincere (e di questo gliene va dato atto) con una formula semplice e popolare. E ne sono consapevoli, perché ci fanno, non ci sono. Però dire che “L'Italia peggiore” è un disco che artisticamente contiene davvero troppi pochi spunti interessanti per essere promosso, non è un reato e non è nemmeno snob. Sono convinto che Lo Stato Sociale in futuro può arrivare a trovare un compromesso tra le canzonette (come furbescamente la band definisce i propri brani, come dire: noi vi avevamo avvisato, che volete?) e qualcosa di più elaborato e ricercato. E sono convinto che lo sanno benissimo anche loro. Intanto rimandati a settembre... asini!
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.