«ARE WE THERE - Sharon Van Etten» la recensione di Rockol

Sharon Van Etten - ARE WE THERE - la recensione

Recensione del 04 giu 2014 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Pare che tutto sia iniziato anche grazie a Kip Malone dei Tv On The Radio. Fu lui a dare la spinta giusta a Sharon Van Etten, nel lontanissimo 2005, quando la ragazza di Clinton, New Jersey, si trasferì a Brooklyn. Poi fu il turno di Meg Baird e Greg Weeks, voce e chitarra degli Espers (band oltremodo sottovalutata): con lei divide il palco, con lui produce il debutto, “Because I was in love”. Meg ricomparirà poi in “Epic”, il secondo album di Sharon, prima di passare il testimone ad Aaron Dessner dei National, che nel 2012 produce il terzo capitolo, “Tramp”, un’opera in cui figurano anche Zach “Beirut” Condon e Jenn Wasner dei Wye Oak. Nel 2013 apre i concerti di Nick Cave, senza però privarsi del tempo necessario per dare gli ultimi ritocchi al nuovo “Are we there”. Questa volta i crediti sono addirittura più lunghi del solito; tra i tanti io metterei però l’accento su tre particolarmente significativi: Jonathan Meiburg (Shearwater), il genio Peter Broderick e Jana Hunter (Lower Dens). Perché la domanda è questa: com’è che così tanta gente, questa gente qui sopra, vuole condividere un pezzetto di strada con Sharon Van Etten?

Perché Sharon Van Etten è un’autrice di grande talento. Una songwriter raffinata, perennemente malinconica ma mai stucchevole, capace di scrivere grandissimi pezzi sfruttando appieno la melodia nella sua essenza; niente ricami, niente giochetti. Solo un po’ di folk e qualche crescendo al posto giusto, quel mix tutto americano capace di trasmettere speranza cosi come di deprimere pesantemente nel giro di un paio di accordi. E’ un suono a cui si arriva, un modo di scrivere che si impara col tempo e magari condividendo qualcosina con altri che come te vanno a caccia di modi per raccontare la vita; parlare d’amore. Ecco quindi che la “comunione d’intenti” porta inevitabilmente le persone con una sensibilità simile ad avvicinarsi. Uno poi ascolta “Afraid of nothing”, “Your love is killing me” … “I love you but I’m lost”, e due conti li fa. Effettivamente ci senti dentro un po’ di tutti quelli che hanno accompagnato Sharon fin qui, e, perché no, anche chi non c’è, ma sta facendo lo stesso percorso: Anna Calvi? Florence Welch? Annie Clarke? Marissa Nadler? Julia Holter? Sì, esatto. Proprio loro.

Poi d’accordo, quello che fondamentalmente qui va detto (e forse avrei dovuto farlo prima) è che “Are we there” è un disco curato, interessante, bello e maturo (non a caso è il primo auto prodotto); probabilmente il suo migliore fin qui. Non c’è un effettivo punto debole negli undici pezzi che la Van Etten ha messo in scaletta, così come, a onor del vero, forse si fatica un po’ a trovare un effettivo climax del disco, ma solamente perché ogni pezzo è dotato di un pathos autonomo. Che tra l’altro io vedo come una conquista: non è semplice parlare d’amore, perché è di questo che il disco parla, ma direi che al traguardo del quarto disco oramai siamo perfettamente in grado di capire la lingua e i testi della Van Etten, come sempre sinceri al limite della tragedia, eppure mai scontati. Questa sua capacità di sintesi (stilistica) ha partorito, a questo giro, gemme come la già citata “Afraid of nothing”, un’apertura davvero notevole, “I know”, perla per voce e pianoforte, o la catartica “Every time the sun comes up”, ballata conclusiva dal sapore fortemente anni Novanta, il periodo d’oro del cantautorato femminile alternativo (di cui oggi stiamo effettivamente vivendo una nuova primavera). Sharon, del resto, oggi ha trentatré anni: da qualche parte dovrà pur arrivare. La cosa bella ora sarà scoprire dove andrà. E magari anche con chi. Della serie: dimmi che amici hai e ti dirò chi sei.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.