«DO IT AGAIN - Royksopp» la recensione di Rockol

Royksopp - DO IT AGAIN - la recensione

Recensione del 26 mag 2014 a cura di Pop Topoi

La recensione

Non è la prima volta che Robyn e i Röyksopp uniscono le forze. Nel 2009, Robyn prestò la voce al duo norvegese in "The girl and the robot": lei era la ragazza innamorata di un automa (o di un uomo molto assente) e il brano era un dialogo electropop tra le due parti. Se la storia d'amore che ci raccontavano era tutt'altro che felice, la collaborazione tra gli artisti funzionava alla grande. Si rincontrarono nel 2010 in "Body talk pt. 1" di Robyn per "None of dem", trovando in quell'occasione il punto d'incontro ideale tra le pulsioni pop della cantante e il lato dub più oscuro del duo.
Loro stessi le definiscono accidental pop songs: canzoni dall'appeal commerciale casuale, ottenuto senza cercarlo. Fanno forse un discorso un po' snob, ma è vero che sia Robyn che i Röyksopp sono sempre arrivati al pop da prospettive inaspettate – e quando è successo, i risultati sono stati strepitosi. L'accidental pop song di questo EP (pardon, mini-album) è "Do it again" ed è strepitosa. Parte come un pezzo euforico che svela lentamente il suo vero tema: la dipendenza da una persona sbagliata da cui la cantante non riesce ad allontanarsi. Il tono, che subito suggeriva si trattasse di un non ben specificato inno di empowerment ("we do what we want"), cambia nel bridge ("we should not be friends"). Poteva sembrare un pezzo da ballare senza pretese, ma diventa qualcosa di più, e questo è un altro punto che accomuna da sempre gli artisti in questione: dal messaggio del video di "Poor Leno" alla spietata auto-analisi di "Dancing on my own", i Röyksopp e Robyn hanno saputo intrattenere le piste aggiungendo sfumature e profondità nell'estetica o nei testi. Con "Do it again" ci rassicurano: i cliché sono distanti e la splendida "Monument" (una riflessione sulla mortalità ispirata dalle opere della scultrice brasiliana Juliana Cerqueira Leite) ne è un'ulteriore conferma. La traccia riporta i Röyksopp nei territori ambient che avevano già ampiamente esplorato nel noioso "Senior", ma se "Monument", grazie alla voce di Robyn, sopravvive al minutaggio elevato (9.57), non si può dire lo stesso di "Inside the idle hour club", lo strumentale che chiude il mini-album e potrebbe funzionare come musica per aeroporti. Nemmeno l'unico brano house, "Sayit", lascia davvero il segno, ma sembra invece necessario nel contesto del tour che farà viaggiare il trio quest'estate.
E qui viene da interrogarsi sul senso di questo progetto che non è né un album né un EP né un singolo; è prevalentemente ambient, ma serve a promuovere un tour dance; a volte sembra ci sia troppo (36 minuti di musica), a volte troppo poco (cinque tracce). Ma forse non è importante cercare a tutti i costi un filo conduttore quando ci sono due brani eccellenti da conservare: per me è un double A-side "Do it again"/"Monument".
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