«DRIVERS EYES - Ian McDonald» la recensione di Rockol

Ian McDonald - DRIVERS EYES - la recensione

Recensione del 31 ago 1999

La recensione

Gary Brooker, Lou Gramm, John Waite, Peter Frampton, Steve Hackett, John Wetton, Mike Giles e Pete Sinfield. Gli amici di una vita: al disco d’esordio di Ian McDonald manca soltanto Robert Fripp, l’uomo insieme a cui partì nel 1969 la sua avventura musicale, quando entrambi facevano parte di una band chiamata King Crimson. Da allora McDonald ha cambiato molti datori di lavoro e costruito progetti musicali firmandoli in prima persona (Foreigner), e rimanendo però sempre in secondo piano rispetto a quanti preferiscono farsi promozionare dalla luce dei riflettori. “Drivers eyes” è un debutto agrodolce, che avviene intorno ai 50 anni: melodico, conturbante, a corrente alternata nel riproporre momenti di progressive-rock legati al passato (a cominciare dalla “Overture” che apre il disco) e soluzioni musicali maggiormente attuali almeno negli intenti (“Saturday night in Tokyo”). In realtà l’anima e la musica rimangono quelli di qualche anno fa, appena ingentiliti dalla voglia di ricordi e dai passaggi di tempo: sembra di ascoltare echi dei Crimson, da qualche parte, o forse è la voce di John Wetton a emozionare? E poi c’è qualche flirt con il Canterbury rock un po’ annacquato dei secondi Camel, sempre splendidamente pop. Non mancano belle canzoni, che acquistano spessore e fascino ammaliante dopo qualche ascolto (“You are a part of me”, “Forever and ever”, “Let there be light”), per un disco che convive tranquillamente con il presente e si permette qualche pizzico di nostalgia.
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