«BROKEN CROWN HALO - Lacuna Coil» la recensione di Rockol

Lacuna Coil - BROKEN CROWN HALO - la recensione

Recensione del 07 apr 2014 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Settima prova in studio per i lombardi Lacuna Coil, una delle realtà metal italiane più quotate e apprezzate a livello mondiale – per non dire che, probabilmente, in ambito heavy sono il gruppo tricolore più importante, sullo scacchiere internazionale, a livello di notorietà. E questo disco giunge in un momento speciale per la band, perché da una parte abbiamo i riconoscimenti e il trend ascendente dei consensi, ma dall’altra uno sconvolgimento non da poco che ha appena investito la formazione – ossia l’abbandono in contemporanea di Cris "Pizza" Migliore (chitarra) e Cristiano "CriZ" Mozzati (batteria), annunciato a metà febbraio. Per cui, paradossalmente, nel momento in cui i Lacuna Coil raccolgono i frutti di quanto seminato con caparbietà, perdono l’assetto con cui li conosciamo – più o meno – dalla fine degli anni Novanta.
“Broken crown halo” comunque è stato inciso con la formazione al gran completo, prima degli abbandoni, e posto che sarà il gruppo nella nuova incarnazione a doversi misurare con la dimensione live, il lavoro fatto in studio è solido. In questo album i milanesi propongono ciò che meglio sanno fare: un heavy con melodie pop, accenni groove/nu metal e tocchi gotici. Anzi, è piuttosto evidente un aggiustamento – o una maggiore padronanza/maturità nel dosarla – della componente americana e mainstream che, da qualche album a questa parte, è divenuta sempre più presente e importante nel loro sound. Facendo - non ingiustificatamente - anche un po' allontanare i fan della primissima ora, che apprezzavano il lato più "europeo" e gothic della formazione.
Il risultato è un album “di mestiere”, concepito e suonato da musicisti con una visione ben precisa, nitida, ma forse a corto di ispirazione. Eppure essendo ben consci dei propri mezzi, oltre che di ciò che piace ai fan, hanno comunque assemblato un prodotto più che dignitoso.
Probabilmente, a voler recitare la parte dell'avvocato del diavolo, l’apice espressivo/compositivo/estetico/musicale della formula che i Lacuna Coil studiano e praticano da anni è stato semplicemente raggiunto. E, non è semplice immaginare evoluzioni ulteriori, una volta superato questo punto... probabilmente, al termine dei tour e del turbine di impegni promozionali (diciamo fra un paio d’anni, forse), la band si troverà di fronte a un bivio di quelli davvero difficili da affrontare: continuare su questa strada (saltando a piè pari nella schiera degli eterni imitatori di se stessi), oppure sforzarsi di scovare ed escogitare un nuovo punto di vista sonico, che trascenda dalle aspettative del fan medio e catafratto che vorrebbe non vedere mai mutazioni o cambiamenti nei propri idoli?
Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto godiamoci questo disco che ha i suoi momenti e riporta - in alcuni frangenti - i Lacuna Coil territori sonori più old school. Certo, prevale il mestiere sull’emozione, ma non è di sicuro un peccato capitale... a volte è proprio il mestiere che ti salva, quando l’ispirazione fatica a manifestarsi per qualche motivo. Quello che verrà, dopo "Broken crown halo", invece, è tutto da scrivere e ascoltare. Noi li aspettiamo al bivio, un po' come il diavolo con Robert Johnson.
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