«3RD - Baseball Project» la recensione di Rockol

Baseball Project - 3RD - la recensione

Recensione del 26 mar 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Alla fine, è solo rock ’n’ roll. Anche se sono canzoni che parlano di baseball.
Ci sono due modi per affrontare “3rd”, che in realtà è il quarto disco dei Baseball Project, il gruppo di Steve Wynn, sua moglie Linda Pitmon, Peter Buck (R.E.M.) e Scott McCaughey (R.E.M., Minus 5) dedicato a canzoni sull’ “American pastime”, lo sport-passatempo più amato d'oltreoceano.
Il primo modo è quello da appassionati di baseball; uno sport di nicchia, da noi, una vera e propria religione in America, dove si viene iniziati al culto fin da bambini e le conoscenze vengono tramandate di generazione in generazione. Uno sport che a noi sembra lento, incomprensibile, ma che invece ha mille sfaccettature e giochi, psicologici e d'azione. Ma il baseball è soprattutto un serbatoio di storie al limite dell'incredibile, più di ogni altro sport americano. Così come in passato, le canzoni dei Baseball Project ne mettono in musica diverse; questa volta, in "3rd" ce ne sono di famosissime: quella di Alex Rodriguez, il dopatissimo e pagatissimo giocatore degli Yankees, le cui vicende sono finite anche sui nostri giornali (“13”). Quella di Babe Ruth, il “Bambino” (“The babe”), il più famoso giocatore di tutti i tempi. Quella di Dock Ellis, il lanciatore che sotto l’effetto di LSD realizzò una partita pressoché perfetta (un “no-hitter”: non fece colpire nessun battitore - cosa che succede molto, molto raramente). Una canzone dedicata al collezionismo delle carte da gioco che potrebbe pure essere stata scritta per le nostre figurine Panini.
E poi c’è l'altro modo, il solo lato musicale. Questo è semplicemente un gran disco di rock, il migliore del gruppo. “3rd” è il primo ad uscire dopo lo scioglimento dei R.E.M., ed è il più remmiano prodotto dai Baseball Project - forse perché ora è entrato stabilmente in formazione pure Mike Mills. Si sente la 12 corde di Buck (“13”,“Monument park”), il gusto per il power pop un po’ ignorante (“From nails to thumbtacks” e “To the veterans committee”. Il rock e basta (“Box scores”), il country (“The baseball card song”), le ballate retro (“Extra inning of love”, che ricorda molto “Tongue” dei R.E.M.).

 Ma, ovviamente, non è l’essere “remmiano” a rendere notevole il disco, anche se avere 3/5 della band e un cantante/autore come Wynn aiuta non poco. E’ la qualità della scrittura delle canzoni, la semplicità degli arrangiamenti che fa la differenza. E, sì, anche la bellezza delle storie - se non siete appassionati di baseball, può essere l’occasione giusta per diventarlo - la stagione della Major League Americana inizia la prossima settimana - non a caso il disco esce ora. Se non ve ne frega niente - più che legittimo - potete semplicemente godervi del sano classic rock.
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