«MORNING PHASE - Beck» la recensione di Rockol

Beck - MORNING PHASE - la recensione

Recensione del 21 feb 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Beck è come quei ragazzini a cui viene tutto facile: lo sport, qualsiasi sport, la scuola, le ragazze. Riescono a primeggiare in tutto quello che fanno, scivolano sulla vita e sulle cose con facilità (e non ti stanno neanche antipatici).
Beck non è più un ragazzino, ma continua ad avere la stessa grazia di sempre, qualsiasi musica faccia. Anche se la sua vita non è stata facile negli ultimi anni: dopo “Modern guilt”, la bella operazione del “Record club” (cover album incisi con amici, piccoli gioielli che si possono ancora ascoltare qua) e poi fermo per quasi 5 anni per problemi di salute - in mezzo un disco “in potenza”, “”, diffuso solo su spartiti (una trovata furba per esserci, non esserci, far parlare senza fare musica).
La prima vera uscita del ritorno è questo “Morning phase” - ma pare arriverà un altro album entro l’anno. Primo disco con la Capitol (che, ironia, è stata acquista dalla Universal, con cui aveva il contratto precedente) e dichiaratamente un sequel di “Sea change”, il gioiello semiacustico e intimista del 2003. La musica di Beck non è questa - almeno, non è con questa musica che abbiamo iniziato a conoscerlo, amarlo. Tantomeno non è questa musica - tutto sommato molto conservatrice - che ce l’ha fatto definire “genio”. Ma il fatto è che anche in questa musica Beck è bravissimo. Punto.
In fin dei conti qua ci sono poche cose: chitarre acustiche (tante), piano, archi. Qualche coloritura, frutto di anni di esperienza nello studio. E ottime canzoni: questo sa fare, indipendentemente da poi come le veste e le arrangia.
“Morning phase” è un album che ha gli stessi pregi (tanti) e gli stessi difetti (pochi) di “Sea change”: nella prima categoria vanno le canzoni (“Say goodbye” e “Blue moon”, per dirne un paio), i suoni aperti, gli arrangiamenti dove non c’è nulla di meno e nulla di più di quello che serve. Nella seconda categoria c’è la tendenza a ripetersi un po’ qua e là, qualche caduta di tensione (il voce e archi di “Wave”) che genera a sua volta un po’ fatica dell’album nel giungere alla fine. In questo caso però siamo di fronte ad un disco più solare, meno introverso, fatto di quella piacevole malinconia da mattina di una bella giornata estiva - questo mitiga i pochi difetti dell’operazione.



Beck dice che è un album californiano, in cui ci sono i Byrds, Crosby Stills and Nash, Gram Parsons, Neil Young. A me vengono in mente gli arrangiamenti alla Van Dyke Parks, alla Jack Nitszche (nomi solo apparentemente di secondo piano del Laurel Canyon e del sound west coast in genere: hanno fatto la fortuna dei dischi di cui hanno curato archi e arrangiamenti). Sia quel che sia, è un piccolo gioiello, senza dubbi, questo “Morning phase”. Bentornato, la nuova giornata è appena cominciata, ma il mattino ha l’oro in bocca, e questo non è “Shining”.

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