«HOTEL VALENTINE - Cibo Matto» la recensione di Rockol

Cibo Matto - HOTEL VALENTINE - la recensione

Recensione del 20 feb 2014 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Quindici anni fa le Cibo Matto pubblicarono il loro secondo album “Stereo Type A”. Dodici anni fa decisero di sciogliersi ed intraprendere carriere diverse. Sembra una vita e forse lo è.
Yuka Honda e Miho Hatori, due ragazze giapponesi che emigrarono a New York a metà anni Novanta, un talento per la musica, quello del saper cogliere le tendenze giuste e quello di sapersi inserire negli ambienti che contano. In poco tempo conquistarono infatti il Lower East Side newyorkese, una di loro (Yuka) iniziò anche ad uscire con Sean Lennon ed in poco tempo tutti iniziarono a parlare di loro.
E se nella musica moderna sono essenziali l'immagine e le conoscenze giuste, è altrettanto vero che dietro ci dev'essere la sostanza e le Cibo Matto ce l'avevano, proponendo una miscela unica di trip-hop, jazz, ambient, il tutto abbinato ad un'ironia tutta giapponese che, stranezze della sorte, sfondò negli Usa, ma non nel Sol Levante. In molti ricorderanno il brano “Sugar water”, un simbolo di quel periodo, con il curioso e divertente videoclip girato all'epoca da Michel Gondry.
Nel 2011 Yuka e Miho, rimaste sempre in ottimi rapporti, hanno deciso di riunirsi per alcuni concerti di beneficenza, tenendo poi pochi show mirati nei due anni successivi. Da quando si sono ritrovate le due nipponiche hanno cominciato anche a scrivere nuovi brani, che trovano finalmente una concretizzazione in questo album intitolato “Hotel Valentine”.
Se in passato fece parte della line-up anche il già citato Sean Lennon (che in questo caso pubblica il disco per la sua etichetta Chimera), stavolta collaborano al disco due musicisti come Nels Cline (chitarra e basso) e Glenn Kotche (batteria), entrambi dei Wilco .



Non c'è da aspettarsi grandi rivoluzioni dal terzo album delle Cibo Matto, ma una buona conferma di ciò che è stato fatto, quello si. I dieci brani qui presenti sono tutti ambientati in questo misterioso e sinistro hotel, iniziando dal “Check in” e finendo col “Check out”, il tutto su un tappeto che odora di anni Novanta dall'inizio alla fine seppur svariando al suo interno: dall'electro-jazz raffinato quasi 'lounge' di “Deja-vu” alle accelerazioni di “MFN”, passando per il pop di “10th floor ghost girl” ed una stupenda ballata trip-hop come “Empty pool”.
Insomma, quello delle Cibo Matto è un gradito ritorno ed “Hotel Valentine” le rappresenta appieno. Certo, dopo quindici anni forse si poteva provare a sperimentare qualcosa di nuovo, ma probabilmente alle tendenze meglio che ci pensino i più giovani: a Yuka e Miho piace cibarsi della loro follia e va bene così.
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