«CAVALIER YOUTH - You Me At Six» la recensione di Rockol

You Me At Six - CAVALIER YOUTH - la recensione

Recensione del 19 feb 2014 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“Take off your colours” raggiunge, nel 2008, la posizione numero 25 della classifica inglese degli album più venduti. “Hold me down”, due anni dopo, entra in top 5. Passa solo un anno e “Sinners never sleep” conquista addirittura il podio. A febbraio del 2014 esce il nuovo “Cavalier youth” e fa meglio di tutti: primo tra gli album più venduti in UK, primo nella categoria rock e metal (!). In sei anni gli You Me At Six hanno scalato venticinque posizioni come se niente fosse, e se il successo si misura (molto schiettamente) in numeri, questi ragazzi del Surrey hanno evidentemente la matematica dalla loro. A noi, oggi, questo successo non resta che certificarlo: gli You Me At Six sono una realtà concreta, sono una tra le band emo più in importanti in circolazione e band come queste, attualmente, possono arrivare a vendere più di tutti. Però…



Però c’è che vendere più di tutti gli altri non rende automaticamente un disco migliore di quello che in realtà è. Perché “Cavalier youth” è sì un perfetto disco da classifica, ma la cosa purtroppo non va oltre. Tredici pezzi a presa rapida, tredici singoli emo/pop-core, costruiti alla perfezione sulla sacra triade riff, strofa e ritornello, impreziositi da qualche inserto stadium rock (cori e controcori), giusto per garantirne la tenuta una volta riproposti dal vivo. E fin qui tutto bene; nessuna pretesa, se non quella di rimanere ben piantato nella testa del teenager di turno. Per come la vedo io però, arrivati dove siamo, non sarebbe male dare un pelo più di credito a chi ascolta, magari lavorando su testi un po’ meno banali (esplicito non vuol dire per forza originale), ma, soprattutto, cercando di mantenere salda la propria identità musicale. In termini di cifra stilistica, infatti, sfido chiunque ad ascoltare pezzi come “Too young to feel this old”, “Lived a lie”, “Forgive and forget”, “Hope for the best” e “Love me like you used to” e non pensare di default a (in ordine di apparizione): Thirty Second To Mars, Bastille, Fall Out Boy, Linkin Park, Bullet For My Valentine, My Chemical Romance (che tra l’altro si sono sciolti da un annetto e un po’, lo ammetto, mi spiace pure; perché loro avevano un certo stile, più esplicitamente punk), Paramore, Killers e pure Coheed and Cambria e Foo Fighters. Pezzi su cui, obiettivamente, una bella cantata magari te la fai anche volentieri, ma il passo successivo è andare ad ascoltare gli originali che sono meglio.

E forse è proprio questo il punto: gli You Me At Six sono una band che sa quello che vuole e, cosa più importante, sa dove andare a prenderlo, anche a costo di sacrificare qualcosa per strada. Per “Cavalier youth” i cinque si sono affidati alle cure di Neal Avron, uno che in passato ha lavorato, guarda caso, con Linkin Park (al discutibile “A thousand suns”) e Fall Out Boy, e che conosce perfettamente cosa serve per arrivare in alto. La mossa ha evidentemente pagato in termini di successo commerciale, ma dal punto di vista dei contenuti siamo ben lontani dal promuovere un disco che, molto semplicemente, alla luce dei fatti risulta troppo anonimo e costruito. Sia chiaro: non è questione di genere, più o meno mainstream, pop, punk ed emo. E’ solo questione d’identità.
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