«YOU WERE RIGHT - Brendan Benson» la recensione di Rockol

Brendan Benson - YOU WERE RIGHT - la recensione

Recensione del 11 dic 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Credo che un personaggio come Brendan Benson, e di rimando il suo ultimo lavoro in studio, questo nuovo “You were right”, si possa tranquillamente riassumere andando ad ascoltarsi “I don’t wanna see you anymore”, pezzo numero sei in scaletta. “I don’t wanna see you anymore” è un po’ il tipico pezzo alla “Benson”: molto Seventies, un po’ Sam Cooke, con quel tocco vagamente più attuale che rimanda alla produzione più recente dell’amico Jack White (voci simili, per timbro e impostazione). Rock adulto, emotivo, molto americano. E forse, nel complesso, un pelino troppo monocromatico.
Con questa nuova prova dobbiamo fare i conti con quindici pezzi, tutti di questo stampo; che non sono pochi, anzi. Se poi gli aggiungiamo i dodici usciti solamente l’anno scorso sul precedente “What kind of world”, diventano pure troppi. Mettersi in proprio (la Readymade Records è stata fondata da Benson stesso), ha evidentemente risvegliato nel ragazzo del Michigan l’entusiasmo e la vena compositiva. A dire il vero, la penna è sempre stata bella calda, ma sembra che l’autonomia l’abbia reso davvero, finalmente, libero. O forse no?



Si dice che chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Lo zoppo, in questo caso, è il suddetto Jack White. Nei quindici pezzi di “You were right” (ci tengo a sottolinearlo: sono quindici e, in questo caso, sono tantissimi), si percepisce abbastanza chiara l’influenza che l’ex White Stripes ha sul buon Benson. E non credo dipenda solamente dal fatto che i due abbiamo lavorato fianco a fianco nei Raconteurs. Secondo me Benson, più che cercarla, un po’ l’ha “subita” questa influenza. Ha imparato a zoppicare, suo malgrado. In poche parole, questi pezzi sembrano quasi tutti delle b-side di quelli del collega famoso, però più fiacchetti (vedi “New words of wisdom” o “I’ll never tell”). Ecco. Cosa che già era percepibile in “I don’t wanna see you anymore”, ma qui la faccenda sembra essersi addirittura ulteriormente smussata. Quindi come la mettiamo? “You were right” è un disco da buttare? In realtà no, perché nonostante l’evidenza, Benson rimane fondamentalmente un ottimo autore di ballad pop rock (“Oh my love” su tutte). Il suo lato migliore esce quando mette in mostra i Beatles che giacciono dentro di lui (“Swallow you whole”, la bella “Purely automatic”, “Swimming”), quando si affida alle cure del già citato Sam Cooke e di Van Morrison (“As of tonight”), o la butta sull’ironico scanzonato (“The Fritz”, di nuovo beatlesiana all’ennesima potenza). Guardato da questa angolatura, i conti alla fine riescono a tornare.

“You were right” è dunque un disco piacevole, che va prima inquadrato e poi ascoltato senza nessuna pretesa. Un disco gradevolmente normale, senza chissà quale pregio ma, soprattutto, nessun difetto macroscopico (se non la lunghezza). I dischi nascono perché qualcuno li ascolti, e questo si fa ascoltare senza problemi.
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