«SHOUT - Gov't Mule» la recensione di Rockol

Gov't Mule - SHOUT - la recensione

Recensione del 08 ott 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ la benedizione e la maledizione di un genere intero della musica rock: band che sono talmente brave dal vivo che i loro album in studio sono prodotti (quasi) residuali. E questo da ben prima che il supporto fonografico andasse in crisi. Il genere è quello che negli Stati Uniti va sotto l’etichetta di “Jam bands”, che discende in linea diretta dai Grateful Dead, anche se racchiude cose molto diverse tra loro, ma accomunate da concerti torrenziali, ricchi di improvvisazioni e sempre diversi, seguiti maniacalmente da un manipolo di fan. Un genere che ha un valore non solo musicale (leggetevi quest’analisi dell’economia generata dai Phish).. In questo genere, Gov't Mule sono dei numeri uno assoluti, per credibilità e seguito. E hanno lo stesso problema di tutti gli altri - convertire la fama epocale dei loro concerti (che rimane tale anche in condizioni precarie, come quelle del concerto di Milano di luglio) in dischi altrettanto credibili, che escano dalla cerchia dei fan per arrivare ad un pubblico più ampio.
“Shout!” è il primo album di studio della band di Warren Haynes da quattro anni a questa parte. Ed è probabilmente il primo di tutta la carriera a ricevere attenzione massiccia anche dai media musicali mainstream. Merito dell’etichetta (in U.S.A. è la prestigiosa Blue Note, da noi è la Mascot). E merito di un secondo CD in cui le canzoni inedite vengono riproposte con vocalist di primissimo piano. Si sentono Dr. John ("Stoop so low"), Ben Harper ("World boss"), Grace Potter ("Whisper in your soul"), Toots Hibbert ("Scared to live"), Glenn Hughes ("No reward"), Ty Taylor ("Bring on the music"), Myles Kennedy ("Done got wise") e Steve Winwood ("When the world gets small"), Jim James (“Captured”).
Diciamo subito che non ce n’era bisogno: perché la qualità del rock bluesato dei Mule e delle canzoni di questo album è tale da brillare di luce propria - ma è un espediente comprensibile per uscire dalla nicchia. Però le canzoni cantate da Warren Haynes e soci sono meglio nella versione originale: “Captured” è una bellissima ballata da 9 minuti (nella versione cantata da Jim James è “solo” di 5 minuti). “Scared to live” uno splendido reggae-rock, “Stoop so low” un bluesaccio, “World boss” è un rock più classico e diretto. Tutti brani che riescono a cristallizzare non solo la maestria strumentale del gruppo, ma anche la scrittura e l’interpretazione, come la monumentale e finale “Bring on the music”.
Il secondo CD, in alcuni casi, propone versioni leggermente diverse. Alcune interpretazioni sono ottime: Stevie Winwood, Dr. John (forse l’unico caso in cui è meglio la versione re-interpretata). Altre buone (Dave Matthews, Costello che rifà “Funny little tragedy"). Nella maggior parte dei casi non aggiungono nulla. Ma se servono ad attirarvi alla musica dei Mule - ben vengano. Uno dei migliori dischi di classic-rock di questo periodo, una band vuole uscire da una nicchia e se lo merita sul campo, anche in quello della musica registrata, non solo in quello della musica live.
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