«PRIMO BALLO - Banda della Posta» la recensione di Rockol

Banda della Posta - PRIMO BALLO - la recensione

Recensione del 16 ago 2013 a cura di Paola De Simone

La recensione

“Ogni cavaliere sceglie una dama e con la propria dama danser”. Sembra di vederlo questo matrimonio di paese di cui “Primo ballo” è metaforicamente la colonna sonora. Ci sono gli sposi tutti agghindati, che presto si stravolgeranno di balli e polvere; ci sono i numerosi invitati, che si avviano a conquistare il centro della scena, travolti da polka, mazurka, passo doppio, quadriglia, fox trot, tarantella, tango e valzer; e c’è un complesso di musicisti che accompagna le danze con la serietà di chi conosce l’importanza del proprio ruolo di dispensatore di divertimento. Sono gli anni ’50 e siamo nell’afoso Mezzogiorno italiano, precisamente a Calitri, nell’alta Irpinia. Seguono decenni e sposalizi, tutti con lo stesso complesso protagonista, divenuto pian piano una realtà localmente stabile. Oggi quei musicisti sono su tutti i giornali per aver confezionato un disco, “Primo ballo” appunto, e hanno scelto di chiamarsi Banda della Posta, nome che racconta la loro storia più recente, quella che unisce nove pensionati di Calitri che, ogni mese, attendono insieme l’arrivo della pensione alla Posta del paese. Ed è proprio la consegna dei loro soldi che li rende sollevati e vogliosi di festeggiare, così schiuse le custodie, imbracciano gli strumenti e si fanno una suonata. Proprio come ai tempi in cui movimentavano i lunghi sposalizi che - anche per tre giorni - rallegravano le piccole comunità di un’epoca umile, ma felice. Almeno così ce la disegnano. Il repertorio è infatti quello classico dei matrimoni anni 50, fatto di danze a tempo binario e ternario, di coppia o di gruppo, della tradizione locale o di altre latitudini, danze contadine e ricche di folklore. Ed eccole tutte insieme nelle 21 canzoni (tra bonus e ghost tracks) di questo disco così anacronistico per repertorio e suoni, quanto moderno nella vitalità che lo caratterizza. E di questa attualità è prova l’accoglienza già riservata alla Banda in contesti così apparentemente distanti da loro, come il Concertone romano del Primo Maggio, dove hanno accompagnato con scroscio di applausi Vinicio Capossela (o viceversa). Perché è stato proprio il cantautore di Hannover, originario di Calitri da parte paterna, a scommettere su di loro, lanciandosi nella sua prima produzione, con la collaborazione del fedele chitarrista – nonché membro dei Guano Padano – Alessandro “Asso” Stefana e del sound designer Taketo Gohara, chiamati addirittura a lavorare in un salone da sposalizio. E lo hanno fatto con grande rispetto e giusta distanza verso un repertorio che non chiedeva di essere perfezionato, ma semplicemente documentato.



E se la scelta delle canzoni è decisamente classica e certamente familiare ai frequentatori di balere (“Creola”, “Un bacio piccolissimo”, “Valzer dell’amore”…), così come la strumentazione usata è quella tipica delle orchestre da ballo (fisarmonica, mandolino, organo, chitarra, violino, basso e batteria), il vero valore aggiunto di questo lavoro è sicuramente l’aver dato una nuova possibilità a un repertorio e a sonorità che rischiano l’oblio. La novità, in sintesi, è l’assenza di innovazione, la propensione naturale al recupero, lo sguardo volto a un tempo passato che non vuole passare. La mancanza di sfoggi e virtuosismi, poi, sottolinea il carattere semplice del progetto, che lo rende adattabile e – ci auguriamo - persino futuribile. Ma l’utilizzo più naturale di un disco come “Primo ballo” resta l’invito alla danza, rigorosamente energica e sincera. E se c’è polvere, si alzerà.
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