«SAGA - IL CANTO DEI CANTI - Giovanni Lindo Ferretti» la recensione di Rockol

Giovanni Lindo Ferretti - SAGA - IL CANTO DEI CANTI - la recensione

Recensione del 19 apr 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Diciamo la verità: chi si sarebbe aspettato un “nuovo” album di Giovanni Lindo Ferretti? Tre anni fa, presentando “Confusione” (l’album dell’addio dei PGR: le canzoni remixate da Battiato) aveva lasciato intendere che non gliene fregava più granché della musica, dopo il ritiro nel suo Appennino, alla riscoperta delle sue radici. Ha continuato a portare in giro i suoi spettacoli, quasi da solo, in piccoli posti, sottotraccia - dichiaratamente per sostenersi.
Invece, un po’ a sorpresa, ecco “Saga”, tratto da uno di questi spettacoli, ma con 14 canzoni inedite incise in studio, più una rilettura di “Maciste all’inferno” dei CSI. "Saga" è un’opera di “teatro barbarico” ed equestre dedicata alla riscoperta delle radici, attraverso il rapporto tra uomini e cavalli, “La più nobile conquista (...) base materiale della civiltà”, canta in “T.P.R.”. Un’opera per ricordarci da dove veniamo, che mette assieme molti dei temi “storici” di Ferretti (oltre a “Maciste” ci sono diverse autocitazioni di brani del passato) assieme a quelli dell’evoluzione del suo pensiero, quella che ha tanto fatto discutere: la “conversione”, l’attenzione alle tradizioni cattoliche.
Chi conosce Ferretti e lo segue senza pregiudizi politici - quelli che generano le notizie più facili - sa che è sempre stato personaggio scomodo, diverso, di cui è difficile condividere le idee, ora come ai tempi del CCCP. Ma è persona che fa riflettere attraverso le sue parole, e la stessa cosa capita in questi brani, che sono di fatto un "concept" album, legati tra loro. Ma anche canzoni "ferrettiane" in tutto e per tutto.



La novità musicale del disco è la produzione artistica, affidata a Lorenzo Esposito Fornasari. Non è la prima volta Ferretti incide musica con qualcuno fuori dal circolo “storico” dei CCCP/CSI/PGR con cui ha passato la maggior parte della sua carriera. La prima capitò con “Codex”, inciso con Eraldo Bernocchi dopo la rottura del sodalizio con Massimo Zamboni. Bernocchi “tradì” volutamente Ferretti con la sua elettronica. Fornasari e Luca Rossi degli Ustmamò (che ha curato tre canzoni) invece hanno fatto un lavoro musicalmente rispettoso. Certo, ci sono parti orchestrali e strumentali funzionali allo spettacolo, ma anche chitarre secche, quasi “grattuggiate” per dirla alla Zamboni (“Canto eroico”, “T.P.R.”), litanie (“pons tremolans”), delicati ritmi elettronici (“Ben poco onore”), reggae (“Maritima loca”).
“Saga”, l’avrete capito, è un disco completamente fuori dal tempo, volutamente inattuale, complesso. E' un'opera con pensieri e con idee forti - in tempi in cui la musica spesso insegue altre cose - e anche solo per questo per questo vale ben più di un ascolto distratto.
Non è il disco che farà cambiare parere su Ferretti, in un senso o nell'altro. Ma ce lo restituisce più simile a se stesso di quanto si potesse immaginare (o di come ce lo avevano fatto immaginare, attraverso la lente dei continui rimandi alle sue posizioni politiche e personali).
C'è l'uomo, il musicista, il cantante e le sue litanie, in tutto il suo fascino e la sua potenza.
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