«DOTS - Mara» la recensione di Rockol

Mara - DOTS - la recensione

Recensione del 19 apr 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

E’ il carillon che chiude “Not you” ad avermi fatto scattare la molla. Trovo che rappresenti alla perfezione un disco come “Dots” e, di rimando, chi il disco l’ha scritto. Lei è Mara, cantautrice di Ravenna classe 1981. Nella vita, oltre a suonare, fa la musico terapista ed è insegnante di avviamento musicale per bambini. Due punti molto importanti, da sottolineare: “musico terapista” e “bambini”. Che disco è “Dots”? Un disco a suo modo terapeutico, riflessivo, delicato, introspettivo. Che disco è “Dots”? Un album twee pop, acustico, vagamente ambient e con un tocco lontano di elettronica discreta; un’opera dal suono pulito e quasi ingenuo nella sua profonda ed immensa semplicità.
Piccoli frammenti curatissimi, e scelti con gusto e minuziosa attenzione. Ad ogni suono corrisponde un significato (emotivo) ben preciso, ed è questo il linguaggio che Mara usa per comunicare la sua musica. Per comunicare se stessa.



Nove i pezzi in scaletta, prodotti da Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat, Quartetto Klez, Sur) che ha anche arrangiato, suonato e registrato il disco nel suo home studio nei mesi di dicembre 2011 e gennaio 2012. Tra questi nove pezzi, due sono intermezzi strumentali, “Afternoon here” e “Close”, e uno è una cover, “Nine threads”, dei dEUS. Solo la conclusiva “B” raggiunge i quattro minuti, mentre tutte le altre restano sotto la soglia dei tre. Il disco è breve ma non veloce. Un lavoro che tende a rallentare il tempo con lo scopo di ampliare la superficie percettiva. Ti aiuta, in altre parole, ad entrare maggiormente in contatto, distorcendo la percezione del momento. Come in un sogno, quando una settimana o un mese passano in cinque minuti (e viceversa). Uno stato di sospensione quasi ipnotica, indotta dal suono di carillon che gira all’infinito. “Dots” è un disco minimale (poco più di ventitré minuti in totale), giocato quasi interamente sull’atmosfera. Una scelta che poi tanto scelta non è; credo più sia lo sfogo naturale del tipo di songwriting che caratterizza Mara. Lei, che dice di essere cresciuta con in testa Beatles, Syd Barrett, Portishead e, appunto, dEUS. Che tradotto vuol dire: melodia, follia, sperimentazione e anima alternativa. Mixiamo il tutto, filtriamolo (il punto di vista è sempre quello dell’autore), avvolgiamolo nel pannolenci e voilà! “Dots”.

Per lei un disco catartico, il punto della situazione. Per noi un punto di partenza; Il punto di partenza. Mara è finita sulle pagine di The Observer come artista della settimana scorsa: cominciamo da qui.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.