«UNAPOLOGETIC - Rihanna» la recensione di Rockol

Rihanna - UNAPOLOGETIC - la recensione

Recensione del 19 nov 2012 a cura di Pop Topoi

La recensione

Rihanna, come suggerisce il titolo del suo settimo album, non chiede scusa. Nello specifico, non chiede scusa per avere chiesto scusa a Chris Brown, il fidanzato che una notte di tre anni fa l'ha mandata all'ospedale e col quale sembra avere fatto pace. La coppia duetta perfino in un brano di "Unapologetic" dove tengono a precisare che la loro relazione è "Nobody's business": solo cazzi loro. Tuttavia, è davvero dura non interessarsi alle dinamiche tra i due quando sono i primi a raccontarcele. In un caso del genere, si può davvero separare la vita privata dell'artista dalla sua opera? In teoria, sì: stando alle note di produzione riportate su Wikipedia, Rihanna non ha scritto nemmeno una parola dell'album ed è semplicemente un'interprete che, come tante, canta di amori tormentati. In pratica, no, perché non si può fare a meno di cogliere continui riferimenti alla sua storia personale in molti punti dell'album. Nella sopraccitata "Nobody's business" , Rihanna e Chris giurano amore eterno su un campionamento di Michael Jackson; nel reggae di "No love allowed", la cantante si dichiara pronta a morire per l'unico uomo che l'ha fatta piangere e ribadisce poi il concetto in "Love without tragedy/Mother Mary". Quest'ultima è anche la traccia migliore dell'album: in quasi sette minuti di confessione e preghiera (con un occhiolino a "Message in a bottle"), Rihanna ricorda la storia idilliaca finita in tragedia, riflette sul suo rapporto con la fama ed esegue l'interpretazione più intensa della sua carriera.



Quando invece si allontana dal territorio personale, Rihanna torna a essere il robot programmato per parlare di sesso spinto o – peggio – di serate sregolate in discoteca. Tornano le analogie equestri di "Rude boy", ma aggiornate a ritmo di dubstep, in "Jump"; torna David Guetta col suo piattume in 4/4 in "Right now" e rimane anche qualche spicciolo da lanciare alle spogliarelliste in "Pour it up".
Come in tanti album pop messi insieme da squadroni di produttori mercenari, si sente la mancanza di un filo conduttore e di un progetto musicale coerente. Ma è un netto miglioramento rispetto al precedente "Talk that talk", una collezione registrata di fretta in uno studio mobile e in cui il rapporto tra filler e hit era dieci a uno. "Unapologetic", per essere uno dei tanti prodotti su cui Rihanna trova il tempo di lavorare tra il lancio di un profumo e un servizio fotografico, ha anche una manciata di ottime canzoni. Vediamolo come un traguardo.
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