«MUSIC FROM ANOTHER DIMENSION! - Aerosmith» la recensione di Rockol

Aerosmith - MUSIC FROM ANOTHER DIMENSION! - la recensione

Recensione del 06 nov 2012 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Forse partire dal titolo dell’album può essere di aiuto per trovare la corretta chiave di lettura su cosa significa un nuovo lavoro della band americana nel novembre del 2012. Gli Aerosmith sono una band che viene da un’altra dimensione, vivono in quella dimensione e poco altro c’è da aggiungere. Hanno varcato i confini dello spazio-tempo e - come può accadere, per esempio, parlando dei Rolling Stones - tutto ma veramente tutto è molto relativo. I ragazzi hanno ormai tagliato il traguardo dei sessanta anni e l’unica domanda lecita che ci si può fare è: al check up tutto ok ?
Vero è che negli ultimi dieci anni di musica ne hanno incisa pochina. L’ultimo disco da loro firmato è "Honkin' on Bobo" che risale al 2004, una riuscita rilettura di classici del blues, la musica dal quale tutto proviene. Per trovare un intero disco di inediti si deve tornare indietro di qualche anno ancora, fino al 2001, e a "Just push play". Undici anni che se da una parte gli hanno fatto correre il serio rischio di arrugginire l’ispirazione e le articolazioni dall’altra li hanno preservati da possibili scivoloni discografici e non hanno saturato la voglia di Aerosmith sul mercato. Fatta la domanda qualche riga più sopra, non ci sottraiamo alla risposta: al check up è tutto ok (nonostante Steven Tyler si stia trasformando in qualcosa che al momento è difficile comprendere).
“Music from another dimension!” ha l’unico difetto di dilungarsi troppo, avessero sfrangiato qua e là il risultato sarebbe stato migliore. Ma evidentemente il lungo digiuno discografico in qualche modo doveva essere saziato. Quindici canzoni sono decisamente troppe, ma queste quindici canzoni contengono tutti i molti atout della band statunitense. Non mancano le mielose ballate sulla falsariga di “I don’t want to miss a thing”, buone per rimpinguare il conto in banca e titillare i cuori fm oriented, come “What could have been love”, “Another last goodbye” o “Closer”. Non mancano gli inconfondibili assoli di chitarra di Joe Perry che cerca di spingere la barra di navigazione verso un rock più propriamente detto. Non manca (per fortuna) l’inconfondibile voce di Steven Tyler, magari non più saettante come ai bei tempi ma ancora ne basta e ne avanza. Non mancano le zampate della grande band, vedi “Oh yeah” e “Out go the lights”. E non manca neppure il duetto buono per far parlare quelli che la dietrologia è il loro mestiere: in questo caso ad accompagnarli è la stella del country Carrie Underwood che dona un tocco femminile a “Can’t stop loving you”.
Ma, giusto per chiudere il cerchio, tutto, come si diceva più sopra, è molto relativo. Gli Aerosmith vanno per la loro strada senza rendere conto a niente e a nessuno. Sono ancora tra noi e non sarà una stella in più o una in meno nei giudizi a spostare di qualche centimetro la loro storia. Non dimentichiamoci che non più tardi di tre anni fa di questi tempi sembravano aver chiuso i battenti. E qualche lustro più indietro il soprannome Toxic Twins che si portavano sulle spalle i due leader del gruppo non lasciava presagire nulla di buono per un futuro che ancora viene scritto.
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