«TAKE THE CROWN - Robbie Williams» la recensione di Rockol

Robbie Williams - TAKE THE CROWN - la recensione

Recensione del 05 nov 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

L'avvicinamento al disco non è dei più promettenti. Una copertina davvero brutta, e l'attacco di "Be a boy" basato su tastierone e un sax che sembra uscire da un disco di Fausto Papetti (se non sapete chi è, cercatelo su Google...). Davvero Robbie Williams vuole riprendersi così la corona di re del pop? Cominciamo bene...
E’ uno sbruffone, il caro, vecchio Robbie. Quasi 40 anni vissuti pericolosamente, tra alti e bassi, uscite e ritorni, depressioni ed euforie. Il ritorno nei Take That è stata una “vacanza”, dice lui, e sicuramente gli ha fatto bene: nel tour era celebrato come un re, aveva il posto d’onore: quando entrava lui, venivano giù gli stadi. Ha rimesso un po’ a posto il suo ego dopo gli ultimi flop, senza caricarlo di troppe responsabilità.

 Oggi Robbie è in fase euforica - lo abbiamo visto di persona quando lo abbiamo intervistato e si sente nel disco. Un disco pop, dichiaramente pensato per mandare canzoni alla radio e in classifica. Sta funzionando: “Candy”, una delle canzoni più allegramente caciarone della sua carriera, scritta assieme a Gary Barlow, gli ha regalato il primo numero 1 in UK da quasi 10 anni.
Impara l’arte e mettila da parte: il dato netto è che Robbie ha capito che questo deve fare. Pop epico un po' spruzzato di rock. Mica le sperimentazioni di “Rudebox”, divertenti per lui, molto meno per il pubblico. In “Take the crown” ce n’è ancora qualche traccia: "Hey wow yeah yeah", divertissment ben riuscito. Ma il modello è “Shit on the radio”, che è sempre rock ma decisamente più popolare.



Si, perché dietro a questo disco c’è la mano di Jacknife Lee, uno dei produttori più stimati degli ultimi anni, noto per il suo suono chitarristico e compresso (Editors, gli ultimi R.E.M.) Il pregio della produzione è di dare una veste stratificata alle canzoni, che si muovono in tutto quello che c’è in mezzo tra il pop-new wave anni ’80 di “All that I want” e ballate come “Losers”. Jacknife riesce a inserire qualche chitarra qua e là, senza far passare il tutto per un disco troppo rock - infilando non a caso riferimenti agli U2 in “Into the silence” e “Different”.
Anche se alla fine questo fosse un album rock, quello che conta è la personalità di Robbie. Che, musicalmente, dice di non averne una. Omogeneo nella disomogeneità, bipolare, un po’ schizofrenico anche nella musica. Basta che canti a pieni polmoni canzoni che gli permettano di fare scena, in un video o su un palco. “Take the crown” è tutto questo: un disco piacevole come sa esserlo solo il pop di ottima fattura. Non ha il pezzone, la “Angel” o la “Let me entertain you”, la “Rock DJ”, per dire. Ma tutto il resto c’è, in abbondante quantità. Non siamo sicuri che questi siano gli strumenti per prendersi una corona del pop. Ma sicuramente è quanto basta per passare un’ora di buona musica e per promettere un grande spettacolo per il tour della prossima estate.
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