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Recensioni / 21 mag 2012

Slash - APOCALYPTIC LOVE - la recensione

Voto Rockol: 3.5/5
Recensione di Gianni Sibilla
APOCALYPTIC LOVE
Roadrunner Records (CD)
Sono stati due anni praticamente perfetti per Slash, dalla pubblicazione, nel 2010, del disco eponimo con ospiti prestigiosi alla voce, a questo album.
In mezzo c’è la solidificazione del sodalizio con Myles Kennedy (Alter Bridge), la mancata reunion dei Guns N’ Roses per la Hall Of Fame, da cui il chitarrista è uscito con dignità - lo stesso non si può dire di Axl Rose, ma non è una novità. In tutto questo, la costante è stata che Slash si è ripreso quel ruolo e quella credibilità che erano scemate negli anni precedenti. Perché quando le band si sciolgono o si rompono, i chitarristi hanno la peggio, per cause di forza maggiore, anche quando si tratta di personaggi emblematici - nel suono e nel look - come Slash.
Invece il chitarrista, dopo tentativi più o meno riusciti (dagli Snakepit ai Velvet Revolver, dominati da un altro ego ipertrofico ed ingestibile come quello di Scott Weiland) ha trovato la sua strada migliore dallo scioglimento dei Guns, riappropriandosi del repertorio storico dal vivo (cantato dignitosamente da Kennedy) e proponendo nuova musica di ottimo livello.
“Apocalyptic love” è accreditato a Slash, ma anche a Myles Kennedy & The Conspirators: fossimo in un’aula universitaria, si potrebbe fare un’analisi semiotica della copertina di questo album, della collocazione e dei pesi dei singoli nomi. Ma è chiaro: questo è un disco di Slash, in tutto e per tutto.
Lo si capisce fin dalle prime note: “Apocalyptic love” è un disco di rock duro senza tempo, dominato dai riff e dagli assoli di Slash: solo fare una compilation dei primi 10” di ogni canzone significa ascoltare una grande piccola lezione di stile, che si tratti della title-track o di “You’re a lie”, o dell’intro più dilatata di “No more heroes” (che ricorda un po’ “Sweet child o’ mine”, nel riff). Le canzoni poi proseguono bene, perché Kennedy, che ha scritto anche i testi del disco, fa egregiamente il suo mestiere. E anche questa non è una novità.
“Apocalyptic love” è il disco più album della carriera post-G N’ R di Slash: quel che perde nell’assenza delle voci di Chris Cornell o di Ozzy (ospiti d’onore del lavoro precedente), lo guadagna in omogeneità e compattezza. Certo, non è un disco innovativo, ma non pretende neanche di esserlo: canzoni come “Anastasia” potrebbero arrivare dagli anni ’80 e dagli anni ’90. Per qualcuno sarà un problema, per molti no.
Poi, se questo progetto andrà avanti... Beh, quella è un’altra storia: Kennedy ha la sua band, ci tornerà. Slash, forse tornerà ad essere “solo” un chitarrista. Ma non è detto: Slash è scritto in grande sulla copertina, Kennedy più in piccolo - i ruoli sono chiari insomma - ma l’alchimia funziona. Se vi piace il genere, è meglio un po’ di amore apocalittico che una democrazia cinese.