«DR. DEE - Damon Albarn» la recensione di Rockol

Damon Albarn - DR. DEE - la recensione

Recensione del 02 mag 2012 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

John Dee è stato un personaggio eccezionale, eccentrico, visionario e particolare del sedicesimo secolo. Figlio di gallesi, nato a Londra nel 1527, studiò prima a Chelmsford e poi a Cambridge; qui, al Trinity College, si fece la fama di mago che lo accompagnò per il resto della vita. Per anni in giro per l'Europa, tornò in Gran Bretagna attorno al 1551 con una grande collezione di strumenti astronomici. Nel 1552, a Londra, conobbe il matematico e astrologo italiano Gerolamo Cardano. Dopo aver accumulato un enorme quantitativo di libri, Dee nel 1558 fu accolto alla corte della regina Elisabetta I diventando il suo fido consigliere in ambito scientifico ed astrologico. Nel 1564 pubblicò il libro "Monas Hieroglyphica". Ad inizio degli anni Ottanta del sedicesimo secolo Dee si avvicinò al sovrannaturale cercando un contatto con gli angeli attraverso una sfera di cristallo. In seguito a peregrinazioni in giro per il Continente (Polonia, Boemia), il mago rientrò in Inghilterra nel 1589 solo per ritrovare la sua meravigliosa biblioteca di Mortlake, Londra, rovinata e saccheggiata. Morta Elisabetta I, il successore Giacomo I non volle saperne di lui e così trascorse gli ultimi anni della sua vita in povertà, a Mortlake, fino alla scomparsa arrivata a fine 1608 o inizio 1609. Una decina d'anni dopo la sua scomparsa, l'antiquario Robert Cotton acquistò la casa di Dee e vi scoprì vari manoscritti. Cartografo, studioso della navigazione, matematico, astronomo, astrologo, occultista, studiosi di alchimia, Dee, che ebbe otto figli, era cristiano ma la sua fede era imbevuta di concetti ermetici e plato-pitagorici e credeva che alla base di tutto fossero i numeri.
Damon Albarn, musicista sempre più eclettico e ormai lontanissimo dalle canzoncine pop dei primi anni dei Blur, ha subìto profondamente il fascino di Dee al quale dedica il suo nuovo album "Dr Dee". Ancor prima della presentazione dell'opera, avvenuta lo scorso 1° luglio presso il Palace Theatre di Manchester nel quadro del festival internazionale della città britannica, l'artista significativamente disse: "In questo lavoro io sono me stesso. Non vado in giro con gorgiera e calzamaglia, ma con Dee provo una profonda connessione emotiva. E' una cosa che veramente mi prende, quell'Inghilterra magica e infestata. E' una cosa che mi agita in maniera irrazionale. E' sorprendente quanto colore ci sia nelle sue idee. Chissà come sarebbe oggigiorno l'Inghilterra se avessimo mantenuto nei nostri cuori quello spirito". Negli ultimi mesi Albarn, quindi dopo aver concluso i lavori su "Dr Dee", è parso altamente indeciso sulle strade da intraprendere e ha rilasciato dichiarazioni quantomeno volubili se non contrastanti. Riprenderà in mano la sfilacciata trama dei Gorillaz? I Blur avranno un futuro? Su quest'ultimi l'impressione è che si deciderà tutto dopo il prossimo 12 agosto, ovvero il giorno in cui il quartetto, ad Hyde Park, terrà un concertone per la chiusura delle Olimpiadi di Londra. Davanti a noi abbiamo così il lavoro della "fase mistica" albarniana. Registrato nel 2011 presso lo studio londinese di Albarn, e anche a Salford con la BBC Philharmonic Orchestra, mixato in Islanda da Valgeir Sigursson, "Dr Dee" è innanzitutto un album coraggioso. Il rischio di passare per megalomane, perché questa è un'opera e non una collezione di canzoni pop, esisteva. Damon è riuscito, forse grazie ad un intervento di più alte sfere, ad evitarlo. Non è un disco facile, e non bisogna essere prevenuti. Non c'è traccia di Blur, ancor meno di Gorillaz. Si va dalla solenne introduzione di "The golden dawn", con cattedrali di organo, ad "Apple carts" con echi di vecchio folk inglese e nostalgie campestri, poi dalla languida "Cathedrals" ad una "Edward Kelley" che trasuda secoli. E poi ancora dalla tristezza elisabettiana di "The Moon exalted" alla contemplazione gotica di "Oh spirit animate us", arrampicandosi per spirali e guglie con i suoni di "A man of England", viaggio nelle brume cupe di un'Inghilterra di re, spade, regine e lugubri rintocchi di campane. Il viaggio di Albarn sul Tamigi regge solo fino ad un certo punto, e il suo galeone un po' d'acqua la imbarca; si poteva forse fare a meno di composizioni come "9 point star", squinternata marcetta filoambient, o della bizzarra elevazione di "Temptation comes in the afternoon". In ogni caso un album-opera che conduce l'ascoltatore per mano in una Gran Bretagna d'altri tempi, un Paese che era illuminato da stelle fredde, una passeggiata pastorale che si chiude su "The dancing king", pezzo che evapora nel rumore dell'acqua che scorre e nel canto degli uccelli.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.