«NON E' PER SEMPRE - Afterhours» la recensione di Rockol

Afterhours - NON E' PER SEMPRE - la recensione

Recensione del 05 giu 1999

La recensione

Gira e rigira sono le canzoni che restano. Puoi fare rock, hardcore, punk, in inglese, in italiano, scrivere sovrapponendo il cut up alla vecchia tecnica semiermetica o alla retorica dei cantautori classici, avere successo e mettere d’accordo la stampa specializzata di tutta Italia o di tutto il mondo e anche un discreto pubblico. Alla fine non ti basterà. E così, dopo 10 anni di onorata carriera, deciderai – tu che avevi intitolato un album “Il pop uccide le vostre anime” (in inglese Pop kills your soul) – di andarti a giocare le palle su quel terreno lì, che poi è quello su cui spesso vivono le canzoni. E di canzoni come “Non è per sempre” se ne scrivono una ogni 10 anni, sia ben chiaro. Niente di disonorevole, quindi, semmai è un peccato che tutto questo non sia successo prima. Perché Manuel Agnelli è uno di talento e – immaginiamo – di canzoni come questa avrebbe potuto scriverne già tempo fa, quando la musica e l’estetica degli Afterhours sembravano attratte da altri percorsi. Tutto bene, comunque, su questo “Non è per sempre”, album che permette al gruppo milanese di raccontarsi attraverso immagini e tematiche sempre meno private e sempre più generazionali, mettendo fuori un trittico di canzoni imprescindibili (la già citata “Non è per sempre”, “Baby fiducia”, “ Tutto fa un po’ male”) e per il resto altri 10 brani di grande intensità, a partire dal brivido psicotico dell’iniziale “Milano circonvallazione esterna”: il capoluogo lombardo è anche al centro dell’odio dichiarato de “L’inutilità della puntualità”, mentre qualcosa riecheggia anche in “Non si esce vivi dagli anni ‘80”. Ma la forza del disco è anche in episodi magari meno immediati come “Oceano di gomma”, “Cose semplici e banali” oppure “L’estate”, con testi di grande lucidità e poesia: in questo senso Manuel Agnelli colpisce in questo disco un centro dopo l’altro, e l’importanza degli Afterhours, il loro ruolo musicale, si trova adesso ad essere persino più grande del prestigio di cui godevano presso pubblico e addetti ai lavori. Deve essere stata una lunga strada per arrivare a questo album, ma adesso “Non è per sempre” rischia di diventare un punto di passaggio obbligato per tutto il rock italiano.
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