«AMAMI - Arisa» la recensione di Rockol

Arisa - AMAMI - la recensione

Recensione del 27 feb 2012 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Diciamolo senza mezzi termini: Arisa è la vincitrice morale del Festival di Sanremo edizione 2012. Il suo nome è saltato fuori quasi a sorpresa: ancora si parlava di lei come giudice di X Factor. Si è presentata sul palco dell’Ariston in una nuova veste, decisamente più matura, con una canzone come “La notte” che ha conservata la sua potenza e precisione vocale ma portandola su nuovi lidi, meno giocosi, più intimisti ed emozionali. La migliore canzone-canzone del festival, assieme a quella di Noemi.
In un festival tutto sommato avaro di artisti che escono con dischi totalmente inediti (meno della metà dei partecipanti in gara tra i Big; Irene Fornaciari, D’Alessio, Carone, Civello, Zilli, più il semi-inedito dei Marlene Kuntz), il disco di Arisa spicca ancora di più. E ancora di più se si pensa che è il terzo album in quattro anni.
“Amami” è stato prodotto e arrangiato da Mauro Pagani, e se vi è piaciuta “La notte” lo amerete. Amerete le ballate intimiste e notturne, amerete gli arrangiamenti semplici ed ariosi che permettono ad Arisa di usare la voce in maniera diversa. Prendete l’apertura con “Amami”: un giro di piano, una chitarra, archi, un theremin a dare un’atmosfera notturna. La solita intonazione perfetta e tagliente come una lama a raccontare malinconicamente un amore, come in buona parte del disco, scritto quasi tutto assieme all’ex compagno Giuseppe Anastasi e dedicato alla fine della loro storia. La canzone simbolo è la bella (e tristissima) “L’amore è un’altra cosa”, giocata anch’essa su un giro di piano semplice e una chitarra appena accennata. Insomma: Arisa butta giù la maschera, come nella bella (e un po’ inquietante) copertina.
Sono presenti un paio di brani sullo stile “vecchia” Arisa, quella più scanzonata e retrò, come “Democrazia” (giocosa nella musica ma non nel testo, come si intuisce dal titolo) e “Nel regno di chissà che c’è”. E poi c’è una canzone come “Poi però”, più prodotta, più vicina ad atmosfere alla Elisa, in cui si sente il violino elettrico del Maestro Pagani: che possa essere questa la direzione futura ?
Insomma, come mi faceva notare un amico, Arisa è diventata una Signora della canzone Italiana: abbiamo una cantante che è cresciuta, che ha trovato il produttore e il suono giusto per esaltare la sua voce. Chapeau.

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