«GOLDEN OPPORTUNITIES 2 - Okkervil River» la recensione di Rockol

Okkervil River - GOLDEN OPPORTUNITIES 2 - la recensione

Recensione del 12 dic 2011 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Esattamente quattro anni fa, nei giorni che precedevano il Natale del 2007, gli Okkervill River stupirono i loro fan con un disco di cover intitolato “Golden opportunities” messo in download gratuito sul loro sito. Per la band di Austin si trattava di un periodo veramente d’oro il loro ultimo disco, “The stage names” li aveva fatti entrare tra i nomi più importanti della scena rock-folk statunitense, il loro tour si estendeva ben oltre i confini nazionali, e, anche se nessuno ne era ancora a conoscenza, avrebbero pubblicato il seguito “The stand ins” (2008), secondo capito di un opera maestosa prodotta dalla penna e dalla voce di quel cantautore un po’ freak ma talentuoso che è Will Sheff.
Il seguito di questa storia subisce un’accelerazione fino al 2011 quando, dopo una lunga pausa, gli Okkervill pubblicano il loro quinto album “I am very far”, un disco dalla genesi complessa che presenta soluzioni inedite (brani registrati in presa diretta con una super band di tredici elementi) e incursioni nella psichedelia, ma non esprime a pieno il talento della formazione texana.
Ora che un nuovo Natale si avvicina, Sheff e soci ci regalano il secondo capitolo di quel “Golden opportunities” che tanto ci aveva allietato le feste con canzoni struggenti e malinconiche e un amore feroce per l’arte del reinterpretare le canzoni di altri artisti.
Già in passato Will Sheff aveva reso tributo ai suoi eroi musicali nelle canzoni inserite nei suoi album, c’erano stati gli inni al poeta John Allyn Smith (alias John Berryman) e all’artista newyorchese Bruce Wayne Campbell (alias Jobriath), ma anche il mix perfetto tra cover e brano originale di "Listening to Otis Redding at home during Christmas" in cui nella seconda parte partono i fiati di “I’ve got dreams to remember”.
Gli Okkervil River hanno così dimostrato in questi anni di saper creare uno stile autentico senza mai vergognarsi di inchinarsi al talento altrui.
In questo quadro sin inserisce questo nuovo EP che purtroppo ci regala solo cinque canzoni rispetto alle nove del primo capitolo in cui la band di Austin dimostra di avere una cultura musicale talmente ampia da poter pescare tanto dalla storia della musica americana tanto da quello europea e, perfino, australiana.
Prima di presentare le singole canzoni dobbiamo confermare con un respiro di sollievo che questo disco ci restituisce una band alla sua massima forma, con un leader a guidarla con la sua voce sì malinconica e struggente ma con un grande forza.
“It is so nice to get stoned” del polistrumentista Ted Lucas, noto per la sua storica collaborazione con la Motown, è un brano estratto dal Lato A del suo primo album solista del 1975: è una ballata dilatata in cui Sheff incarna con la sua voce la tradizione folk-rock americana impreziosita da un gran assolo di chitarra che alza i volumi per il finale.
Con “U.F.O.” dell’inglese Jim Sullivan aumenta il ritmo con un brano pop languido arricchito dall’inserimento dei fiati, mentre “One soul less on your fiery” degli australiani Triffids parte come un blues per poi prendere peso verso un finale esplosivo che anticipa il rock di “Plan D”.
La canzone dell’inglese Big Jim Sullivan (alias James George Tomkins) dimostra la duttilità con cui gli Okkervill River sanno fare proprio ogni registro musicale, dalla ballata più triste al rock più grintoso e arrembante o alla ballata tradizionale, come la conclusiva “Dry bones” che ci riporta alle radici americane dopo aver fatto un piccolo giro del mondo. “Golden opportunities 2” ci riporta una band che cerca il proprio futuro tenendosi sempre ben saldi alle proprio radici, un equilibrio difficile da sostenere, ma che fino ad oggi ha pagato.

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