«FALLEN ANGELS - Venom» la recensione di Rockol

Venom - FALLEN ANGELS - la recensione

Recensione del 12 dic 2011 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Non è una lezione semplice da assimilare, nonostante la vita ce la propini spesso e volentieri. Fin troppo. Eppure abbiamo la tendenza a illuderci, raccontarci qualche favoletta consolatoria e - maledetti noi - sperare (e insomma, lo sanno tutti che chi vive sperando muore... di conseguenza e non benissimo). Questo farfugliamento protoesistenzialista per dire che è, di regola, altamente improbabile che una formazione leggendaria, dopo più di 30 anni e con organico maciullato/rinnovato/taroccato per due terzi, sia in grado di sfornare un disco all'altezza dei lavori che l'hanno resa immortale. E tutto ciò a dispetto di qualsivoglia sparata pubblicitaria, dichiarazione in intervista e battuta da conferenza stampa.
In quest'ottica è una vera iniezione di duro realismo parlare del nuovo capitolo discografico targato Venom - se Venom può chiamarsi ancora la band che ha solo più uno dei membri originali, affiancato da due onesti mestieranti, ma senza la credibilità e la storia necessaria. Duro realismo si diceva, perché questo gruppo è un pilastro, una pietra miliare (i Venom sono un passaggio formativo che ogni metallaro degli anni Ottanta ha vissuto, goduto, metabolizzato ed elaborato), ma nelle attuali vesti risulta difficile attribuirgli tutta questa importanza storica.
Certo, "Fallen angels" ha sicuramente una marcia in più rispetto al mediocre predecessore "Hell" del 2008; anzi almeno una mezza dozzina di marce in più. Del resto, come dice un mio amico usando una metafora molto urticante, ma efficace: "rispetto ai loro ultimi, pure mia nonna pare Charlie Parker che suona coi Black Flag". Quindi è da riconoscere all'unico superstite della vecchia guardia Cronos il fatto di essere riuscito a risollevare il tiro, che era precipitato a livelli davvero poco edificanti... ma da qui allo sfiorare le vette di "Welcome to hell" (1981), "Black metal" (1982) e "At war with Satan" (1983) la strada è veramente lunga.
In parte è una questione di suoni: la ferocia infernale, taurina e bestiale dei primi Venom derivava da un approccio allo studio di registrazione molto cavernicolo e lo-fi. In questo frangente, seppur con una produzione potente e muscolare, la pulizia è ancora troppa (in breve: uno dei difetti che avevano piagato le precedenti uscite è rimasto invariato... basti sentire la chitarra e paragonarla a quella rissa tra gatti zombie che era il suono di Mantas, per capire quanto i tempi siano cambiati). Inoltre, a questo album, che prova e riprova a battere il sentiero della nostalgia, manca un aspetto fondamentale: la proverbiale, impenitente, cialtronissima voglia di divertirsi e far divertire che il trio di Newcastle ha fin dagli esordi messo sul piatto.
Adesso arriva il momento di chiudere il cerchio e mettere a sistema tutte le suggestioni di cui sopra: l'impressione spassionata è che, posto che i Venom in quanto tali sono un ricordo che risale a tanti anni fa, "Fallen angels" sia un disco discreto. Ma un "discreto", per personaggi della caratura dei Venom, non è certo un voto accettabile a cuor leggero, visto che il passato non si cancella e l'eccellenza che ci hanno regalato resterà per sempre - a imperitura prova di quello che è stato e non è più. Questo album è troppo serioso, ancora troppo moderno nei suoni e troppo lungo a livello di minutaggio: l'ispirazione - che giustamente dopo tanti anni non è più fresca e guizzante - a tratti c'è ancora (vedi brani come "Pedal to the metal"), ma rischia di annegare in una pozza di brani riempitivi, non immondi, ma neppure all'altezza del nome del gruppo.
Forse, fermo restando che nessuno ha veramente voglia di vedere i Venom chiudere i battenti per darsi alla vita da pensionati dell'heavy metal, la vera soluzione - che è un po' l'uovo di colombo - sarebbe che i tre satanici beoni e padrini del black metal (Cronos, Abaddon e Mantas) ricominciassero a parlarsi e ricostituissero il nucleo originale della band, invece di fare gli offesi. Ma chissà... probabilmente gli attriti tra loro sono più profondi del desiderio di mantenere alto l'onore di un marchio così leggendario.

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