«LIONESS: HIDDEN TREASURES - Amy Winehouse» la recensione di Rockol

Amy Winehouse - LIONESS: HIDDEN TREASURES - la recensione

Recensione del 05 dic 2011

La recensione

Il 23 luglio Amy Winehouse moriva nel suo appartamento londinese avvelenata dall'alcol, da lunedì prossimo sarà una delle star delle classifiche di vendita nella frenetica corsa agli acquisti natalizi. Una storia già sentita, una parabola macabra e ineluttabile: e speriamo che dicano la verità, i genitori e i collaboratori della povera ragazza, quando assicurano che "Lioness: Hidden treasures" sarà il suo unico album postumo.
Giustificano l'operazione, i "tesori nascosti" che papà Mitch, Mark Ronson e Salaam Remi (i suoi produttori) hanno tirato fuori dall'armadio? Tutto sommato, sì: anche se le cose migliori si erano già ascoltate, un paio sono alternate takes di pezzi già editi, la scaletta pesca anche molto indietro nel tempo e pochissimi sono gli indizi su ciò che Amy avrebbe potuto fare in futuro. Rami, Ronson e la Universal sono riusciti a montare 45 minuti di musica filante e anche abbastanza omogenea, di ottima resa audio: un macedonia non inacidita e un abile esercizio di assemblaggio condotto con materiale già edito o di "scarto".
C'è ovviamente "Body and soul", il voluttuoso duetto con l'ottantacinquenne Tony Bennett in cui, tra archi ed arpe, la Winehouse sfoggia ancora una seducente vocalità alla Esther Phillips se non proprio alla Billie Holiday. E c'è la vivace "Our day will come", un altro oldie portato al successo nel 1963 dai dimenticati Ruby & The Romantics, doo wop felicemente abbinato ad ondulazioni reggae made in Camden Town: registrata nel maggio 2002, venne inizialmente destinata al primo album della cantante, "Frank", e poi accantonata, ma i custodi degli archivi Winehouse hanno fatto bene a ripresentarla in pubblico. Stesso anno e stesso mese per "The girl from Ipanema", la prima canzone che la vocalist cantò in studio quando andò a registare a Miami con Rami. Il quale, nella "guida all'ascolto" inclusa nel cd, si premura di sottolineare la ventata di gioventù e freschezza che la vocalist inglese apportò allora allo standard: sarà, ma la versione di Astrud e João Gilberto con Stan Getz del 1964 è una pietra di paragone troppo ingombrante e certi birignao vocali di troppo inducono a pensare che Amy si stesse solo riscaldando con un gioco che mai avrebbe pensato di rendere pubblico.
Decisamente meglio la cover di "Will you still love me tomorrow?" ( Carole King via Shirelles) incisa giusto quattro mesi dopo con Ronson alla console, gli arrangiamenti d'archi di Chris Elliott e la sezione fiati dei Dap Kings, tra nacchere, rullate militaresche di batteria e un intrigante mix di Brill Building newyorkese e Wall of Sound spectoriano: uno dei gioiellini della raccolta. Arrivano dal periodo di "Frank" anche "Halftime", tributo a Frank Sinatra datato agosto 2002 che Amy e la sua chitarra acustica conducono su sponde jazzy e soffuse con la collaborazione di Ahmir "Questlove" Thompson dei Roots ), e quella "Best friends" (febbraio 2003) con cui la cantante inglese apriva i suoi primi concerti, brano molto smooth con un suono che quasi si avvicina al pop soul levigato di Lisa Stansfield e Swing Out Sister. Mentre due sono le outtakes dal megahit "Black": una bella e carezzevole versione in forma di ballata di "Tears" (novembre 2005, diventerà poi l'uptempo"Tears dry on their own"), e il demo da "buona la prima" di "Wake up alone" che, nel marzo del 2006, vede Amy adagiarsi "sotto una luce blu" da torch singer. Conoscevamo già anche la solare "Valerie", cover degli Zutons e hit single che Ronson aveva pubblicato come singolo e sull'album"Version" nel 2007; ma questa rilettura risalente al dicembre 2006 di uno dei "pezzi da jukebox preferiti di Amy" è decisamente più lenta, swingante e rétro, tra Motown e Dusty Springfield.
Per leggere qualche traccia di un ipotetico futuro artistico della Winehouse, invece, non resta che qualche fondo di caffè. "Between the cheats", candidata all'inclusione nel terzo album, è un sognante terzinato anni Cinquanta con sax, pianoforte e cori celestiali; "Like smoke", datata anch'essa maggio 2008, un non riuscitissimo ibrido tra vintage r&b e hip-hop con quel NAS che la vocalist aveva citato esplicitamente in "Me & Mr. Jones". Mentre l'incisione più recente è "A song for you" di Leon Russell, con cui Winehouse omaggia il suo idolo Donnie Hathaway, suicidatosi a 33 anni e "incapace di controllare le sue emozioni", come ricorda Amy in conclusione del pezzo registrato a casa sua, a Camden, tra scrosci di pioggia e cadenze trip hop. Era la primavera del 2009 e la giovane diva, spiegano le note di copertina, "stava combattendo i suoi demoni". Da allora più nulla, nessuna registrazione giudicata degna di pubblicazione. Solo confusione, sbronze, disperazione, scandali pubblici e sofferenze private: nella sua natura ondivaga, vitale, incerta, episodica ed emotiva, "Lioness" è in fin dei conti un epitaffio adeguato.




(Alfredo Marziano)
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