«IN PASSAGE - Immanu El» la recensione di Rockol

Immanu El - IN PASSAGE - la recensione

Recensione del 05 dic 2011 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Navigando a casaccio: è così che mi sono imbattuto in “Under your wings I’ll hide”. Undici minuti di post rock soffice, crescente, cristallino. Uno di quei pezzi strappabudella fatti apposta per celebrare la nascita di un nuovo amore o piangerne uno finito; ideale per perdersi ore a fissare la bellezza di un paesaggio incontaminato o semplicemente guardare il cielo e ammirarne la vastità. L’anno era il 2007 e gli Immanu El una band di ventenni svedesi alle prese con il disco d’esordio, un lavoro autoprodotto intitolato “They’ll come, they come” nato sotto l'egida di numi tutelari del calibro di Explosions In The Sky e Mogwai. Da allora sono passati quattro anni e gli Immanu El hanno girato il mondo suonando, solo nell'ultimo tour, in venticinque paesi diversi per un totale di più di centocinquanta date; sono diventati titolari di un’etichetta (la And The Sound Records) e hanno pure trovato il tempo per dare alle stampe un secondo e un terzo lavoro, l’ottimo “Moen” e questo nuovissimo “In passage”. E se prima era quantomeno lecito giocarsi quei due o tre nomi più conosciuti, tendenzialmente inglesi o americani, per chiarire le idee anche ai non addetti ai lavori, oggi sono gli Immanu El stessi a presentarsi come il punto di riferimento di quella che sta diventando sempre di più una vera e propria scena svedese indipendente (Ef, Eskju Divine, Jeniferever, Scraps of Tape, Dorena, September Malevolence, PG Lost, Logh… tutta gente del giro) con le carte in regola per imporsi finalmente anche fuori dai confini nazionali. La base rimane sempre post rock in senso tradizionale, ci mancherebbe, ma un post rock che in “In passage” si trasforma quasi in un pop da camera, con crescendo appena accennati e linee melodiche dirette, costruite per sostenere, quasi vaporizzare il cantato sussurrato dei gemelli Strängberg in quello che a tutti gli effetti può essere considerato come un concept album sul mare.
Si parte con “Skagerak” (il titolo è preso dallo stretto che corre tra la Norvegia, la costa sud-ovest della Svezia e la penisola dello Jutland, in Danimarca, collegando Mare del Nord e Mar Baltico), una delle tracce migliori in assoluto del quintetto svedese, poco meno di otto minuti di pura melodia in totale balia del vento. Pezzo questo che conferma l’oramai grande tradizione delle opening track in casa Immanu El (vedi la già citata “Under your wings I’ll hide” e “Agnes day”), seguito dalle altrettanto valide, e stilisticamente simili, “Conquistador” e “The threshold”. Un inizio scintillante esaltato dalla meravigliosa “Comforting dawn”, ballata per pianoforte tempestosa e dolorosamente malinconica, dal sound più agitato e profondo della coppia d'altura “Into waters” / “To an ocean”, e dal finale romantico di “While I’m reaching for you” che apre alla catartica “On wide shoulders”, forse il più pezzo più tipicamente post rock di tutto il disco, con pianoforte al piccolo trotto a impostare la melodia, batteria in crescendo costante e chitarre a tessere lo sfondo a colpi di pedale.
Una volta consumato a dovere con lo stereo di casa, sarà interessante vedere “In passage” crescere fino ad esplodere a colpi di live, la quiete trasformarsi in tempesta: solo a quel punto capiremo pienamente la potenza reale di un disco come questo, il suo impatto emotivo. Perché, per quanto poppeggianti, melodici e coccolosi, nel petto degli Immanu El batte sempre e comunque un cuore post rock. E al cuor non si comanda.

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