«I'M WITH YOU - Red Hot Chili Peppers» la recensione di Rockol

Red Hot Chili Peppers - I'M WITH YOU - la recensione

Recensione del 30 ago 2011

La recensione

Avevano due cose da dimostrare, i Red Hot Chili Peppers, due domande a cui rispondere. Ne hanno ancora voglia? Sapranno sopravvivere all’ennesima fuoriuscita di Frusciante dal gruppo? “I’m with you” è il primo disco da cinque anni a questa parte, dal torrenziale “Stadium arcadium”. E, per fortuna, la risposta è un bel “sì” ad entrambi i quesiti.
La prima domanda l’avevano sollevata gli stessi Peppers, annunciando una pausa a tempo indeterminato dopo quello che - ora possiamo dirlo - era probabilmente il disco più debole della storia recente del gruppo. Si erano detti esausti, si erano impegnati a fare altro; poi in 3 su 4 hanno ritrovato le forze. Tutti tranne Frusciante, ormai indirizzato verso altri lidi, e quindi fuoriuscito.
Sappiamo bene come Frusciante fosse importante nell’immaginario del gruppo e nel suono. Sappiamo bene il vuoto che ha lasciato quando se ne è andato la prima volta, e come i RHCP sono ri-decollati al suo ritorno per “Californication”. Però questa volta le cose sono andate in maniera più naturale: Josh Klinghoffer era già al fianco della band (con cui ha suonato in tour) e dello stesso Frusciante (con cui ha inciso dei dischi) e quindi aveva già la lezione pronta.
“I’m with you” è un disco bello compatto: non solo nei contenuti (14 canzoni, 1 ora di musica), non solo nei tempi (una sola canzone sopra i 5 minuti - la peraltro bellissima “Police station”). E’ un disco compatto e diretto nei suoni. Merito della mano del santo Rick Rubin (il produttore di “Blood sugar sex magik” e tante altre cose), merito della ritrovata voglia della band. E, sì, magari mancano i riff e la personalità di Frusciante. Ma Klinghoffer è funzionale, funzionalissimo alla causa: ricama, fa “texture” come direbbero gli americani, aggiunge qualcosa di suo: meno giri funky, più svisate che completano l’ossatura delle canzoni. E l’energia ce la mette soprattutto Flea, fin dall’iniziale “The monarchy of roses” (con il suo giro disco) a “Factory of faith”. Chad Smith fa il suo e Kiedis gigionegga come solo lui sa fare, con il suo inconfondibile stile vocale. Le sue linee melodiche sono e rimangono il vero punto di contatto tra il passato e il presente, sia in canzoni dalla struttura diversa - come il capolavoro “Brendan’s death song”, che parte come numero acustico per arrivare ad un crescendo irresistibile - sia in brani decisamente più riconoscibili come il singolone “The adventures of Rain Dance Maggie”, che però brilla per autoironia per quell’uso del campanaccio (per chi non lo sapesse, il “cowbell” è un tormentone in America, da questo famoso sketch del SNL con Christopher Walken, che prendeva in giro i Blue Oyster Cult e il loro brano storico “Don’t fear the reaper”).
Insomma, “I’m with you” dimostra che i Peppers sono maturati bene. Quando ne hanno voglia - e adesso ne hanno - fanno musica magari meno incendiaria e innovativa, ma di qualità. L’irruenza giovanile è stata rimpiazzata dall’esperienza, ma i RHCP sono con noi.

(Gianni Sibilla)

"Monarchy of roses"
"Factory of faith"
"Brendan's death song"
"Ethiopia"
"Annie wants a baby"
"Look around"
"The adventures of Rain Dance Maggie"
"Did I let you know"
"Goodbye hooray"
"Happiness loves company"
"Police station"
"Even you Brutus?"
"Meet me at the corner"
"Dance, dance, dance"

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