«LIVE AT MAIN POINT - Bruce Springsteen» la recensione di Rockol

Bruce Springsteen - LIVE AT MAIN POINT - la recensione

Recensione del 04 lug 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Parlare di E Street Band, in questi giorni, è quasi inevitabile. Forse questo non è il miglior disco per ricordare Clarence Clemons (il perché lo spiegheremo più avanti). Ma è uno dei migliori live della banda di Springsteen, e scusate se è poco. Dopo anni di circolazione semi-clandestina – è uno dei bootleg più amati e conosciuti dai fan – la registrazione di questo concerto arriva in un limbo di semi-ufficialità, tanto che per meno di 10 euro lo potete scaricare da iTunes, o trovare nei negozi. A muoversi in questo limbo è la LeftField Media, che ultimamente si sta dando molto da fare a recuperare bootleg storici e registrazioni una volta illegali – finché dura e finché qualche artista non si arrabbierà e farà ritirare tutto dal mercato, proprio come accade qualche anno fa. con una simile pubblicazione semiufficiale dei primi provini del boss.
Ma finché dura, accaparratevi questo concerto, se non l’avete mai sentito o se l’avete perso in qualche meandro della vostra colllezione. Il periodo è l’inizio del 1975: Springsteen è appena stato additato come “il futuro del rock ‘n’ roll” dal suo futuro manager Jon Landau, ma sta ancora lottando per dare una forma al suo nuovo disco, che è quello del “la va o la spacca”. Suona in Pennsylvania e il concerto viene trasmesso alla radio - questo è il motivo per cui circolerà abbondantemente negli anni a venire.

Ci sono diversi motivi per cui questo concerto è memorabile: il suono della band, in fase di grandissima transizione dalla “E street shuffle” a quello che sarà “Born to run”. Una serie di cover assolutamente memorabili tra cui una spettacolare “I want you” di Dylan - se la memoria non m’inganna è una se non l’unica esecuzione da parte del boss. E poi c’è “Wing for wheels” che altro non sarebbe una primissima versione di “Thunder road”, con testo e struttura cambiata, con un finale ritmato divertente e con tanto di violino: non regge il confronto con la versione definitiva solo perché “Thunder road” è il capolavoro che tutti conosciamo. Non è l’unica versione “in bozza” di brani di “Born to run”: anche “Jungleland” manca ancora del leggendario assolo di Clemons (e forse per questo “Main point” non è il disco migliore per ricordarlo).
Però, che carica che aveva Springsteen in quel periodo. Anzi, che irruenza, perché la carica ce l’ha ancora, anche se bisognerà vedere cosa succederà ora che la sua spalla non c’è più; per quello che vale, mi pare abbastanza evidente dal discorso pronunciato al funerale di Clemons che l’intenzione sia quella di portare avanti - con calma - la E Street Band. Piccola divagazione - sentite cosa sta combinando Jake Clemons, il nipotino di Clarence, che ogni tanto si ritrova a suonare con gli Swell Season: cercate in giro la recente a bella versione cantata anche con Eddie Vedder; chissà che Springsteen non decida di chiamarlo, così come ha fatto con il figlio di Max Weinberg quando quest’ultimo aveva altri impegni.

Sia quel che sia: “Main point” probabilmente non è il miglior bootleg semi-ufficiale - la palma quasi univocamente va al “Piece de resistance” del ’78. Ma è un disco che vale la pena avere, soprattutto in questo momento di facile reperibilità.

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