«I LOVE YOU DUDE - Digitalism» la recensione di Rockol

Digitalism - I LOVE YOU DUDE - la recensione

Recensione del 30 giu 2011 a cura di Ercole Gentile

La recensione

D'estate, si sa, siamo tutti più leggeri e frivoli. Siamo molto più transigenti e disponibili e la voglia di divertirsi e rilassarsi prende spesso il sopravvento su tutto il resto.
I Digitalism tornano dopo quattro anni dal loro grande successo ottenuto con il disco d'esordio “Idealism”, album trainato da un inno electro-rock come “Pogo”. E forse non è un caso che abbiano deciso di ripresentarsi proprio alla fine di giugno, mentre ci si inoltra nella stagione più “calda” dell'anno.
Già, perchè è meglio dirlo subito, “I love you dude” è assolutamente sulla stessa lunghezza d'onda del suo predecessore, nessuna grande novità, ma funziona alla grande perchè riesce in quello che probabilmente era l'unico intento del duo di Amburgo: farci saltare. Le canzoni più danzerecce sono quelle che, ne siamo certi, faranno capolino nei sound system europei per tutta l'estate. C'è il perfetto inno dance “Blitz”, l'immancabile eco Daft Punk di “Stratosphere” ed il nu-rave di “2 hearts” e “Forrest Gump” (quest'ultima composta in collaborazione telematica con Julian Casablancas degli Strokes).
“Reeperbahn”, nome di una famosa (e movimentata) via del quartiere di St.Pauli nella loro Amburgo, si sposta verso territori più hard-rock, mentre “Antibiotics” è dancefloor allo stato puro, un breakbeat senza se e senza ma.
Gli Air della prima ora fanno capolino nella tranquilla “Just gazin”, mentre “Miami showdown” ricorda oscuri episodi alla Depeche-Mode.
Si chiude, ovviamente, con “Encore”, brano spensierato e solare che richiama alla mente la solita scuola francese di Justice e Daft Punk. La domanda sorge spontanea: chissà se avremmo accolto allo stesso modo “I love you dude” se fosse uscito durante il freddo inverno. I Digitalism non si sono evoluti, ma hanno realizzato un disco ideale almeno per i prossimi due mesi a venire, un album con poche sorprese, ma con molte conferme: dieci episodi perfetti per l'estate, per ballare, per non pensarci troppo, per, parafrasando il compianto Lucio Battisti, prenderla così, senza farne un dramma.

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