«TUNNEL BLANKET - This Will Destroy You» la recensione di Rockol

This Will Destroy You - TUNNEL BLANKET - la recensione

Recensione del 02 mag 2011 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Quella sul post rock è una diatriba che si trascina ormai da qualche anno. C’è chi dice che è un genere morto e sepolto, chi ritiene che più semplicemente si sia esaurito e non abbia niente di nuovo da dire, e chi si accanisce terapeuticamente proponendo variazioni (discutibili) sul tema, cercando di salvare il salvabile in una crociata che, ahimè, sembra più una lotta contro i mulini a vento. Essere o non essere, questo è il problema. Prendiamo ad esempio i This Will Destroy You. Nel 2006 pubblicano un Ep a dir poco meraviglioso, post rock standard fatto di crescendo improvvisi, chitarre a profusione e una manciata di splendide idee che mettono in luce un vero talento compositivo. Sei pezzi epici, viscerali, tanto buoni da far gridare al miracolo anche gli scettici più accaniti. Un ascolto consigliato davvero con tutto il cuore. Basta parlare sempre e solo di Mogwai e dei conterranei Explosions In The Sky: sono arrivati i This Will Destroy You, un nome una garanzia. Succede poi che nel 2008 pubblicano il tanto attesto album d’esordio (eponimo), la storia si ripete, ma l’entusiasmo cala. Perché i pezzi sono ancora quelli, perché non c’è niente di nuovo sotto il sole, perché anche a costo di consumare le tastiere a forza di ripeterlo, il post rock è defunto. A volte ha qualche scatto, improvvise contrazioni post mortem ma nessuna resurrezione, questo è certo. I TWDY a questo punto sembrano però aver imparato la lezione. Le prime avvisaglie di un cambiamento arrivano con “Moving on the edge of things”, Ep di due pezzi pubblicato a settembre 2010 e buttato nella mischia giusto per ravvivare la discussione: niente più post rock ma parecchio ambient, droni a profusione e addio ai tanto amati crescendo. La band battezza il nuovo corso “doomgaze”, in altre parole una via di mezzo tra il doom metal e lo shoegaze. Siamo sempre in territori completamente strumentali, ma abbandonati i verdi campi post rock, i This Will Destroy You cedono al lato oscuro della forza. Ecco dunque “Tunnel Blanket”: le chitarre di Jeremy Galindo e Chris "Royal" King non sono più il fulcro del crescendo ma restano nelle retrovie a tessere trame quasi noise e il basso e le tastiere di Donovan "Dono" Jones prendono corpo e impastano un sound plumbeo e pesante, su cui si inseriscono i rintocchi “a morto” della batteria di Alex Bhore. Forse perché arrivati a un certo punto entra in gioco l’istinto di sopravvivenza che ti spinge a cambiare strada, o magari solamente la curiosità di mettersi in gioco, fatto sta che i nuovi TWDY hanno spostato pesantemente il loro baricentro orientando il sound verso i primi Sigur Ros (quelli paurosi di “Von” tanto per capirci) e i Godspeed You! Black Emperor come mai prima d’ora, privandosi della parte più melodica per privilegiare la distorsione e il buio, in quello che a tutti gli effetti può essere definito come un concept sulla morte. Rimane traccia del passato in apertura, nell’esplosione improvvisa di “Little smoke”: dodici minuti di distorsioni laceranti, un pezzo quasi sludge in stile Rosetta e Cult of luna, smussato quanto basta, dilatato all’inverosimile e completamente privato del growl dei rispettivi vocalist. Passato che si dissolve definitivamente in “Glass realms”, “Communal blood” (“singolo” stampato in 555 copie di cui cinquecento nere, cinquanta più chiare e cinque in rosa…) e “Reprise” (b-side di “Communal blood”), un trionfo ambient cristallino da far gonfiare il petto a Tim Hecker e compagnia, maneggiato con la maestria di chi pare essere sorprendentemente avvezzo al genere. Tre pezzi seguiti da “Killed the lord, left for the new world”, marcetta corroborante accompagnata da un vociare sommesso e perpetuo che si fonde nel suono senza mai esplodere, svanendo gradualmente in un unico drone che prosegue la sua litania nella breve postilla “Osario”, appendice/contrappunto incredibilmente sotto i tre minuti. È però con “Black dunes” che si tocca l’apice del disco: un gioiello inestimabile, imponente e dark, giocato sulle tante sovraincisioni e sulla stratificazione di un suono portato a livelli di profondità immensi. Il vero capolavoro del disco. Se al post rock serviva un funerale, questa è la colonna sonora ideale per celebrarne la morte. “Powdered hand” chiude il discorso fungendo da camera di decompressione, catarsi finale che precede la lenta ascesa alla luce dopo un’ora passata in profonda oscurità. Essere o non essere, questo è il problema. Nella scelta tra la vita e la morte, i This Will Destroy You si sono votati senza dubbio a quest’ultima. Paradossalmente però, è proprio dalla morte (di un genere?) che “Tunnel Blanket” trae la forza necessaria per ridare vita a un suono altrimenti destinato a riciclarsi all’infinito. Finalmente un disco da poter ascoltare e riascoltare con la consapevolezza di trovare ogni volta qualcosa che prima non si era colto, un dettaglio, un passaggio, o più semplicemente uno stato d’animo. Esattamente quello che serviva a TWDY per fare il tanto atteso salto di qualità, la svolta, il nuovo inizio. Voi chiamatelo pure come volete: post rock, ambient, drone, doomgaze, post post rock. Per me è solo un piccolo capolavoro.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.