«TO HELL WITH GOD - Deicide» la recensione di Rockol

Deicide - TO HELL WITH GOD - la recensione

Recensione del 14 feb 2011 a cura di Andrea Valentini

La recensione

"Sono uno che combatte Dio a livello intellettuale. E se vuoi combattere contro la cristianità, devi farlo a livello filosofico, non mettendo in piedi delle sceneggiate"... disse Glen Benton qualche anno fa, fissando l'intervistatore e mettendo in bella mostra una grossa cicatrice a forma di croce rovesciata nel bel mezzo della sua fronte. Perché la coerenza è tutto, e per il resto c'è Mastercard.
Ma già si sa: è così che funziona, con i Deicide, e da un bel po' di anni per giunta. Sono perennemente in bilico tra la boutade da film horror di serie z e un genuino senso di imprevedibile pericolosità; il guaio è che le due cose non sempre si distinguono nettamente e allora nascono gli equivoci.
Ma veniamo alla musica; questo decimo album in studio della formazione della Florida ha - se non altro - l'immediato pregio di essere riconoscibile, fedele alla fama e alle aspettative che circondano la band. In poche parole è un disco Deicide al 100%, che mena schiaffoni e raffiche di legnate come se non ci fosse un domani: è death metal composto e suonato e da chi il death ha contribuito a inventarlo. Il caro vecchio Glen, poi, ritrova il suo tipico piglio blasfemo e anticristiano dopo la sbandata più intimista dell'album precedente, in cui faceva capolino in più di occasione l'acrimonia e l'amarezza nei confronti di un matrimonio finito in un divorzio non troppo civilmente gestito (avete presente il Vietnam?), quindi i presupposti sono decisamente buoni. E anche la musica non delude: violenta, scura, veloce, sincopata e soffocante come ci si aspetta dai Deicide.
Eppure il problema è proprio questo: è tutto prevedibile. Ineccepibile, per carità, ma facile da intuire, privo di sorprese o di quei guizzi malevoli che hanno reso questo gruppo un vero e proprio culto.
Niente paura comunque, si tratta di un fenomeno fisiologico: non è possibile, in ambiti così di nicchia e legati a stilemi tanto rigidi, combinare gli ingredienti in modo da risultare sempre originali. E allora ben venga il mestiere di Benton e soci, che senza dubbio si muovono con luciferina disinvoltura negli oscuri meandri del death metal. Per chi già è avvezzo al genere e al gruppo, "To hell with God" sarà semplicemente un disco solido e onesto, che conferma la salute del gruppo pur senza far gridare al miracolo; gli ascoltatori casuali o i neofiti - invece - potrebbero restare folgorati dalla terapia d'urto di questi 10 brani.
Del resto, quando hai una croce rovesciata incisa con una scarificazione sulla fronte, non puoi permetterti di fare passi falsi. Sei condannato al caos estremo senza freni, in loop. O alla chirurgia plastica. Ma per gente come Benton non è un'opzione contemplata, perché il death è uno sporco lavoro, e qualcuno deve pur farlo...

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.