«BECOMING A JACKAL - Villagers» la recensione di Rockol

Villagers - BECOMING A JACKAL - la recensione

Recensione del 10 ago 2010

La recensione

Non ne sono al corrente, ma sono certo che più di uno studio sui molteplici motivi del perché i giamaicani hanno una velocità di gambe fuori dal comune tanto da razziare il medagliere olimpico sulle cortissime distanze o sugli altrettanto reconditi misteri del felpato tocco di palla calcistico brasiliano che al solo vederlo strappa sempre un gemito di approvazione a qualunque latitudine, più di uno studio dicevo, lo devono avere fatto. Alle medesima stregua meriterebbe più di uno studio, in campo musicale, un’isola di nome Irlanda posta nel nord dell’Europa che sforna artisti con la a, se non maiuscola almeno ben visibile in grassetto, senza soluzione di continuità.
Da questa portentosa isola giunge “Becoming a jackal”, il disco di esordio dei Villagers, una band originaria di Malahide, un paesello con vista sul mare vicino a Dublino, che ruota attorno all’estro e al genio di Conor O’Brien che – giusto per fare un paragone con un suo illustre conterraneo – sta ai Villagers come Glen Hansard sta ai Frames, ovvero ne è il lider maximo. Un esordio che è un vero e proprio gioiellino da ascoltare e riascoltare, undici canzoni che hanno una loro perfetta e precisa unicità ma che hanno il pregio di avere quella armonia di insieme che possiedono solo i grandi dischi.
Dalla tesa e intensa “I saw the dead” alla delicata e struggente “The meaning of the ritual”, passando per “Set the tigers free” che potrebbe essere uscita dalla penna di Chris Martin fino agli – ironici ? - ululati che chiudono “Pieces” quando ormai la trasformazione è compiuta e lo sciacallo si è impossessato definitivamente di Conor è difficile trovare passaggi a vuoto in questa opera prima. I Villagers propongono un folk moderno, impastato con del pop di quello buono, ma, in fondo, al di là delle etichette che possiamo inventarci e cavar fuori, è tutto molto più semplice: sono solo belle canzoni. Di rilievo la penna, oltre alla voce, del giovane virgulto (se ne avete la possibilità date uno sguardo ai testi). Testi che ci conducono all’introspezione e alla scoperta, una volta persa la purezza, dello sciacallo che è in tutti noi.
La bontà del disco - per quanto può valere questa notazione, è sempre un attestato di stima - è stata riconosciuta anche dalla associazione dei discografici britannici che hanno inserito “Becoming a jackal” nella rosa dei candidati che si possono aggiudicare il Mercury Prize che verrà assegnato il 7 settembre. Assieme ai Villagers in lizza per vincere il premio ci sono grossi e medi calibri quali Paul Weller, Mumford & Sons, Corinne Ray Bailey e Laura Marling…invero, proprio niente male. Per il futuro, ora che Conor O’Brien è diventato uno sciacallo, teniamoli d’occhio.


(Paolo Panzeri)
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